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Liberazione Animale
L'orso Dino fa litigare assessori e sindaci
Dov’è finito l’orso Dino?
Gli ultimi avvistamenti risalgono alla scorsa settimana, nel vicentino. Il plantigrado porta un collare elettronico che però risulta spento. Forse danneggiato.
Da mesi l’animale scorazza beato tra Trentino e Veneto sbranando asini, spaventando cavalli e facendo razzìa nei pollai. Il suo caso ormai è noto, è nata una pagina Facebook con migliaia di fan che chiedono di lasciarlo in pace, hanno creato persino una maglietta con la sua foto e la Comunità montana di Asiago è convinta che la sua presenza può fare soltanto del bene al turismo ed ha deciso di puntare sulla pubblicità con l’orso Dino: un manifesto con la scritta ”L’orso bruno, placido e tranquillo abitante dei boschi”.
La campagna promossa dal Comune di Asiago ha soddisfatto anche gli albergatori, dapprima preoccupati per le possibili conseguenze negative sulla stagione turistica e ora soddisfatti perché le prenotazioni alberghiere non hanno subìto alcuna flessione.
Non la pensano così alla Regione Veneto. L’assessore alla caccia, Daniele Stival, ha inoltrato formale richiesta al ministero dell’Ambiente per catturare il plantigrado e riportarlo nella natìa Slovenia. Questo per evitare che, con l’estate, l’orso possa danneggiare i pascoli di mucche. Gli allevatori sono terrorizzati, il rischio è che qualcuno di loro imbracci il fucile per difendere l’allevamento e uccida Dino.
Le associazioni ambientaliste e animaliste si sono naturalmente schierate a difesa del mastodontico animale, 300 chili di pelo e un sacco di fame. Secondo la Lav, trasferire l’orso in Slovenia equivale a condannarlo a morte quasi sicura visto che da quelle parti è lecito sparare agli animali selvatici altrove protetti: nel 2009 i cacciatori sloveni hanno abbattuto un centinaio di plantigradi e non è escluso che Dino si sia spinto in Italia proprio per sfuggire alle doppiette.
Quale soluzione, dunque? Lasciare libero Dino nelle valli trentine e venete, come vorrebbe il 73% dei lettori dei quotidiani locali, potrebbe risultare difficile. Per la Lav, se la cattura dovesse risultare l’unica alternativa possibile, allora l’orso dovrebbe almeno essere liberato in una zona dove sia vietata la caccia.
A Dino ormai sono state dedicati fiumi di inchiostro. La sua mobilità, nelle settimane primaverili, è stata impressionante. Secondo gli esperti non esiste un grosso rischio per gli esseri umani: l’animale sbrana asine - specialmente asine, perché hanno la carne più tenera: ne ha mangiate quattordici! - e polli perché deve soddisfare l’enorme appetito dopo il risveglio dal letargo.
Con l’estate Dino dovrebbe passare dalla carne ai vegetali, specialmente mirtilli, bacche e naturalmente il miele. La Rigoni di Asiago, celebre produttrice di miele biologico, ha deciso di mettere a disposizione un quintale di miele da disseminare nei pressi delle zone abitate per sfamare l’orso senza che poi questo debba rivolgere l’attenzione ai pollai. Anche questa, naturalmente, è pubblicità.
Ed è altrettanto naturale che l’orso, oltre a banchettare forsennatamente, stia cercando anche una compagna per la riproduzione. In Trentino vivono 35 animali della sua specie, è probabile che tra questi possa trovare una femmina. Il tempo non gli mancherà. Nonostante siano in allerta Comuni, Province, Regioni, Polizia e quant’altro, i tempi per la eventuale cattura saranno lunghi perché servirà prima addestrare gli operatori veneti, che di orsi ne hanno visti ben pochi, e poi perché bisognerà soddisfare le leggi regionali, nazionali e internazionali sulla salvaguardia degli animali selvatici - anche se il Veneto, a dire il vero, non si preoccupa della salute della fauna protetta visto che continua ad emanare delibere che consentono ai cacciatori di sparare a uccelli vietatissimi.
Ma Dino è un’altra cosa. Sarà perché l’orso intenerisce, sarà perché ormai ne parlano tutti i giornali, non è escluso insomma che alla fine rimarrà nelle zone che ha scelto di percorrere.
Gli studiosi sono convinti che si potrebbe semplicemente dissuaderlo dall’avvicinarsi alle case facendo abbaiare i cani o sparandogli fastidiosi proiettili di gomma. Alla lunga si convincerebbe che tutto sommato è meglio rimanere nei boschi. Restano gli allevamenti di mucche, capre e pecore. Ecco perché la lunga storia dell’orso Dino non si concluderà facilmente.





