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Il dibattito sulla FdS

Riflessioni di una femminista dopo il Congresso della Federazione della Sinistra

Trascorso un significativo lasso di tempo dal Congresso della FdS vorrei provare a fare alcune riflessioni.
Data per scontata la mancanza di democrazia alla base delle due giornate che ne hanno segnato la nascita, e concordando in toto con quanto scritto da Imma Barbarossa su Liberazione del 2 dicembre, provo a comunicare le sensazioni ed i pensieri di una ex sessantottina, femminista, comunista, lesbica dopo la partecipazione a quell’evento.
Innanzitutto: Le parole d’ordine del congresso che campeggiavano dietro al palco:
“La sinistra del lavoro, della democrazia, dell’unità” e, sullo sfondo fabbriche, scuole, ospedali e..un gruppo di maschi che sventolavano bandiere.
Visto che “le parole sono pietre” e le immagini riflettono e creano l’immaginario mi sono subito chiesta: “Ma io, dove sono”? Non perché lavoro, democrazia, e unità non mi nominassero ma perché i silenzi ( i lapsus, avrebbe detto Freud) parlano più delle parole!
Dove è finita “Diritti”: parola d’ordine della manifestazione del 16 ottobre(forse troppo “borghese”) ?
Genialmente la FIOM ha capito che “Diritti” ha la capacità di unificare tutte le diversità:
diritto al lavoro, sì, ma anche alla cittadinanza per gli immigrati, alla sessualità e parità di riconoscimento per gay, lesbiche e trans, diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo per le donne, alla decisione altamente etica sulla propria morte per tutte/i, al sapere per gli/le studenti e non solo, all’espressione della creatività per gli/le artiste/i, a una vecchiaia dignitosa…
Per quanto riguarda poi la parola Democrazia mi son sentita rabbrividire : ma come? Lo stesso compagno Ferrero ha avuto la forza morale di riconoscere che questo congresso non si era svolto secondo norme democratiche ma “pattizie”(cioè i delegati erano predeterminati) E’ democrazia scrivere sul manifesto fondativo che “ la FdS si fonda sulla rappresentanza paritaria di uomini e donne” quando le delegate donne, al congresso, erano poco più del 20%?
E’ democrazia votare uno Statuto dove si afferma che la rappresentanza di uno dei due generi non deve “inderogabilmente” superare il 60% e, pochi minuti dopo, delegare al Consiglio Nazionale un numero di donne che si aggira attorno al 30%?
Vorrei chiedere ai dirigenti delle quattro formazioni politiche(tutti maschi!) che hanno dato vita alla FdS: “ Che cosa significa per voi aver scritto, come premessa al nostro atto politico fondativo che il nostro “è un processo politico..che si impegna per il superamento del capitalismo e del patriarcato”?
Cari compagni, cos’è per voi il patriarcato? Se non sapete rispondere in due minuti vi consiglio di leggervi il libro di Pierre Bourdieu “Il dominio maschile” ed. Feltrinelli scritto da un uomo, un compagno, uno studioso che, evidentemente, non temeva di perdere nè se stesso né la propria virilità compiendo un’analisi lucida sulla società e facendo un’opera di verità?
Perché scrivete frasi che non solo non condividete ma di cui non capite la portata?
Potete illudervi che le donne, quelle consapevoli di essere tali, con” la coscienza di sfruttate”, possano aderire alla Federazione della Sinistra per quanto c’è scritto sui documenti?
“Esempi, caro Podestà, esempi!” la famosa frase del Conte zio mi risuonava in testa domenica all’hotel Ergife..
Intanto Eleonora Forenza (segreteria Rifondazione Comunista) e la sottoscritta si sono dimesse dal neonato Consiglio Nazionale della FdS per l’oltraggio perpetrato non solo contro le donne ma contro l’idea che abbiamo, noi, di comunismo.
Se il comunismo non è “il sovvertimento dello stato di cose presente”, che comunismo è?

Anita Sonego

in data:04/12/2010

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