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Il dibattito

Primarie a Milano, la partita comincia adesso

di Bruno Casati

Miracolo a Milano? Più o meno è proprio così, perché alle primarie per designare il candidato del centro-sinistra che, in primavera, sfiderà la Moratti per la guida del comune di Milano, il candidato della sinistra senza centro, Giuliano Pisapia, ha sbaragliato il campo.
Infatti, contro ogni previsione, Giuliano, sostenuto da Prc (nella Federazione) e da SeL, ha raccolto il 45,3% dei voti dei 67.500 votanti; Stefano Boeri, l’archistar candidato del Pd, ha raccolto il 40,7% (una batosta); il costituzionalista, bella persona, Valerio Onida, il 13,4%; l’ambientalista Michele Sacerdoti l’1%.
Grande soddisfazione perciò nella sinistra senza centro che ha vinto le primarie e che, per vincere le elezioni, dovrà ora aprirsi al centro.
Soddisfazione anche nelle stanze di rifondazione comunista dove però, lo devo proprio dire, dovrebbero riflettere quanti non avevano colto, quest’estate, la potenzialità racchiusa nella auto-candidatura di Pisapia, inseguendo (costoro) il miraggio di candidature interne, ma nemmeno interne al partito di oggi, ma a formazioni politiche di 20-30 anni fa. Ora, ancora costoro, sorridono festanti sul carro del vincitore, ma erano pronti a sentenziare, qualora avessero prevalso altri, “ecco io l’avevo detto”.
Bisogna, dopo la gioia, cominciare a ragionare: la partita comincia adesso, dopo questa bella e inaspettata affermazione. Ed è partita non solo milanese in due, forse tre direzioni.
Si apre, prima direzione, la partita con le destre che saranno pure divise a Roma ma, sugli affari dell’Expo 2015 di Milano si possono ricompattare in questa che è la capitale di Berlusconi, di Bossi e di Formigoni che, in vent’anni, hanno lobotomizzato il popolo. Soprattutto nelle periferie (lo si è visto anche in questo voto).
Si apre, seconda direzione, la partita con un Pd che, a Milano, non ne imbrocca una da quasi due decenni. Queste primarie, che solo parte dell’elettorato di questo partito ne ha seguito le indicazioni di voto, altra parte ha votato Pisapia, altra parte ancora non si è sentita di votare il chiacchieratissimo architetto Boeri ma, non arrivando al voto alternativo su Pisapia, non è nemmeno andata ai seggi. Oggi nel Pd si è alla resa dei conti e sul banco degli imputati è seduto il giovane gruppo dirigente, quello che aveva scalzato solo da qualche mese i vecchi funzionari responsabili delle sconfitte elettorali degli ultimi due anni e che oggi si atteggiano, Filippo Penati in testa, a pubblico ministero. Ma in questo partito allo sbando, che pure gode di credito inerziale si fanno ora avanti sentimenti di rivalsa, che potrebbero condurre parte del gruppo dirigente (e ancora il versatile Penati) non a sostenere Pisapia ma ad inventarsi un terzo polo che, con la benedizione di Salvati, Cacciari, Rutelli, guarderebbe all’ex sindaco di Milano, il confindustriale Albertini. Milano laboratorio del famoso terzo polo variante di destra in alternativa a Berlusconi?
Staremo a vedere. Temo di sì. Infine si potrebbe aprire una partita anche dentro il Prc e la Federazione. È vero, con Pisapia abbiamo vinto anche noi. Ma domandiamoci quale è stato il nostro valore aggiunto, quanto è stimabile l’apporto del Prc e della Federazione in quel 45,3% dei voti raccolti nelle primarie del 14 novembre? Complicato rispondere ma, visto lo scarso entusiasmo registrato nei congressi dei circoli cittadini, temo non si tratti di un grande apporto.
Eppure con Giuliano il rapporto è stato splendido, eppure nel suo programma la parte lavoro per dirne uno l’abbiamo scritto noi. Ma oggi decolla la partita decisiva per il PRC e la Federazione: il laboratorio Milano si apre anche per noi. Al voto di primavera a sostegno di Pisapia sindaco bisogna prendere voti o in una lista unica Fds-SeL o, non fosse possibile, come Fds. L’unità delle sinistre, ferma restando la distanza strategica tra loro può essere provata qui. Alle primarie abbiamo fatto l’1 a 0. Ora la palla è al centro: comincia la partita.

in data:17/11/2010

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