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Verso il Congresso

La democrazia nel Congresso

Riaffermare l’esigenza del rispetto delle regole di autogoverno che una organizzazione politica si è data rappresenta sul terreno culturale una ovvietà, ma può assumere un significato politico dirompente quando le regole vengono superate nella pratica e di fatto si tende a crearne nuove senza sottoporle alla discussione democratica degli iscritti.
L’art. 16 comma 3 dello Statuto vieta la costituzione di circoli di ambito territoriale con meno di 20 iscritti e di luogo di lavoro, di studio o tematici con meno di 10 iscritti. Ogni norma dello Statuto mira a tutelare un “valore”. Nel caso di specie il valore sotteso alla norma e da questa tutelato è la “genuinità” del nucleo operativo fondamentale del Partito, presupposto necessario per la sua operatività nel territorio o nel luogo di lavoro o di studio o per raggiungere la finalità tematica per la quale il circolo può essere costituito. A nessuno può sfuggire che un circolo con un numero ridotto di iscritti si presta ad operazioni familistiche o amicali, che nulla hanno a che vedere con il raggiungimento delle finalità politiche che lo Statuto assegna ai circoli. Proprio al fine di impedire simili deviazioni, peraltro concretamente realizzate nel passato, lo Statuto pone una noma di salvaguardia che non consente deroghe, pena l’aprirsi di una crepa nelle modalità operative del circolo che possono minare alle fondamenta la stessa natura del partito, più vicino ad una aggregazione di amici o di famigliari avulsa dalla realtà sociale, sulla quale si dovrebbe invece incidere con l’iniziativa politica.
In definitiva la norma qualifica la natura di massa del partito, poiché tende ad evitare aggregazioni incapaci, per dimensioni, di porre solide basi relazionali con il mondo in cui si opera per perseguire le finalità del partito stesso. Naturalmente lo Statuto non si disinteressa dei compagni presenti in un determinato territorio che non raggiungono il numero sufficiente per formare il circolo e consente l’aggregazione in circoli intercomunali o interzonali. Valorizza pertanto l’aggregazione di quei nuclei di compagni che resterebbero altrimenti isolati dal circolo. Trovo perciò errata l’interpretazione adottata dalla Commissione per il Congresso che sancisce l’esistenza di circoli con meno di 20 o 10 iscritti, se circoli di lavoro o di studio, assegnando loro la facoltà di eleggere propri gruppi dirigenti e delegati al congresso di federazione, anche se si riuniscono a congresso insieme ad altri circoli che hanno le caratteristiche per essere tali. Così un dato politico negativo, che dovrebbe essere assunto come un campanello d’allarme e che dovrebbe portare tutto il partito ad interrogarsi sui rimedi da porre in campo, viene ad essere rimosso in nome della celebrazione di un congresso che, peraltro, anche attraverso l’indicazione della Commissione, mostra di non voler porre al centro della propria riflessione lo stato del partito e la sua natura (di massa?).
La questione non è soltanto il calo degli iscritti, che peraltro sembra non preoccupare, dal momento che si valuta positivamente il numero attuale degli iscritti, ma come si possano valorizzare al meglio gli iscritti esistenti attraverso modalità organizzative che, nel rispetto dello Statuto, diventino efficaci strumenti per recuperare la capacità di reclutamento all’insegna dell’aggregazione e della partecipazione. Infine non può sottacersi che le modalità suggerite dalla Commissione possono determinare anche la formazione di gruppi dirigenti che non solo si moltiplicano sul territorio in contraddizione con il calo degli iscritti, perdendo in autorevolezza e credibilità, ma corrono anche il rischio di diventare espressione autoreferenziale in forza delle modalità stesse della loro formazione.
E’ forse surrettiziamente in discussione il carattere di massa del partito attraverso una pratica che possa essere ratificata a posteriori con una modifica statutaria non discussa in sede congressuale di base? Se è così, lo si dica apertamente senza ricorrere a pratiche sbagliate, già conosciute nel passato, allorché si votarono modifiche statutarie non discusse nei congressi di circolo.

Fausto Cò

in data:14/11/2011

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