Home » La sinistra al voto » «Equidistanti da Formigoni Penati e Moratti»
La sinistra al voto
«Equidistanti da Formigoni Penati e Moratti»
Intervista a Vittorio Agnoletto, candidato Presidente alla regione Lombardia per la Federazione della Sinistra
Un’opposizione “fuori dal coro”. Capace di unire e riunire intorno ad un unico progetto, in basso e a sinistra, tutti coloro che, nelle lotte e con le lotte, hanno mostrato l’altra faccia della Lombardia, «quella equidistante tanto dal formigonismo quanto dal penatismo». Questo il progetto della Federazione della Sinistra. Questo il leit motiv della campagna elettorale del candidato presidente alla Regione, Vittorio Agnoletto.
Quale Lombardia hai trovato, Vittorio, in queste settimane di incontri, forum, presidi?
Ho trovato una Lombardia esausta da quindici anni di Formigoni. E spaventata dal fatto che l’unica “alternativa” fin qui proposta al modello formigoniano è una “copia” del modello formigoniano. Come ha spiegato Moni Ovadia nel suo appello al voto per la Federazione della Sinistra e a sostegno della mia candidatura, se devo scegliere tra zuppa o pan bagnato, tra Formigoni o Penati, scelgo una buona cena e voto Agnoletto.
Molti esponenti del mondo della cultura, come dimostrano i nomi di Dario Fo, Moni Ovadia, Franca Rame, Margherita Hack presenti nel listino, hanno deciso di impegnarsi in prima persona al tuo fianco. Come leggi questo “metterci la faccia”?
Insieme al mondo della cultura, si sono mobilitati al mio fianco anche molti esponenti illustri dell’intellettualità democratica: professori e ricercatori. Con loro persone che provengono da una storia politica molto diversa dalla “nostra”, come Milly Moratti, che ha voluto rompere con la finta opposizione a Formigoni di buona parte del centrosinistra. Tutto ciò non può che significare una cosa: che è stato colto il senso della mia candidatura e del programma della Federazione della Sinistra come unica alternativa e che finalmente molti cittadini potranno andare, domani, alle urne e votare senza turarsi il naso.
In queste settimane di campagna elettorale sei passato dalle fabbriche ai mercati. Dai teatri alle strade di quartiere. Fra le tante tappe, quale è stata quella che ti ha lasciato dentro qualcosa più delle altre?
Tutti gli incontri con la “vera Lombardia”, quella abbandonata da Formigoni ma anche dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, sono stati significativi e mi hanno arricchito come persona, prim’ancora che come candidato alla Regione. Però ce n’è una che mi ha profondamente colpito: quella con i cristiani omosessuali. Il gruppo del “Guado” ha cercato di poter avere la possibilità di confronto con la classe politica invitando ad un incontro pubblico i sei candidati alla presidenza della Regione Lombardia. Alla fine, quel giorno, solo io mi sono presentato all’incontro e ho avuto la fortuna di conoscere un gruppo di persone molto determinate ma che vivono, quotidianamente, una doppia sofferenza. Da un lato per le politiche omofobe nei confronti degli omosessuali adottate dai governi del centrodestra. Dall’altro per le posizioni discriminatorie provenienti, invece, dalla Chiesa. Ebbene, quell’incontro ha confermato, ancora una volta, il dovere che abbiamo, come sinistra, di impegnarci per costruire una vera alternativa per quanti guardano a noi con grandi aspettative.
Il lavoro. La scuola pubblica. La sanità. La difesa e la valorizzazione dei beni comuni. Questi i punti centrali del programma della Federazione della Sinistra per una vera alternativa. Quale il primo su cui attaccare in caso di conferma in Consiglio Regionale?
Tutti. Perché, ponendo ad esempio a confronto il lavoro con la scuola, se la crisi nel mondo del lavoro parla, in Lombardia, di oltre 280 milioni di ore di cassa integrazione nel 2009, il 25% del totale nazionale, e, con i precari lasciati a casa, i licenziamenti sono stati oltre 300mila, al tempo stesso, per quanto riguarda la scuola, su 61.130 buoni scuola distribuiti nel 2008-2009, 61.125 sono andati alle scuole private. Senza contare che ad usufruire dei buoni scuola sono state 8.713 famiglie con reddito superiore agli 85mila euro e 265 con reddito tra i 140 e i 200mila euro. Ecco allora che è fondamentale tanto bloccare i licenziamenti per almeno due anni e lavorare ad una legge regionale contro le delocalizzazioni e le speculazioni urbanistiche sulle aree industriali che abolire il buono scuola e gli altri lauti finanziamenti alle private per salvare la scuola pubblica. E lo stesso impegno serve per difendere la sanità dalla mano privata, il territorio dalle speculazioni dell’Expo e i beni comuni dalle privatizzazioni.





