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SPECIALI

  • Il dio globale

    10/12/2011 16.17

    Quando il mondo sarà più piccolo e interconnesso, la secolarizzazione trasformerà la fede in un fatto privato, sempre meno rilevante nella sfera pubblica, pensavano in molti. E invece, il ritorno della religione è diventato uno degli aspetti più evidenti del diffondersi dei processi di globalizzazione. Da Oriente a Occidente, la fede è tornata ad essere protagonista nella società, misurandosi sia con la politica e con la democrazia, che con le domande e le inquitudini che il nuovo millennio ha prodotto.

  • La corsa di Obama per la Casa Bianca passa anche da Zuccotti Park

    03/12/2011 16.02

    Sgomberati gli accampamenti, gl indigandos restano in campo e promettono battaglia. Il movimento nato negli Stati Uniti ha l’ambizione di voler cambiare il mondo, che ci riesca si vedrà, quello che è certo è che disturberà non poco la campagna elettorale per la presidenza e potrebbe provocare anche alcune sorprese.

  • Javier Cercas, scrittore: «Da Puerta del Sol si rifonda la democrazia spagnola»

    03/12/2011 15.58

    «Per la prima volta dalla Guerra Civile in Spagna c’è una generazione che non ha prospettive di migliorare la propria vita. La maggioranza dei giovani non trova lavoro e chi lo trova guadagna meno di mille euro al mese. I ragazzi protagonisti del movimento che è nato in Spagna nell’ultimo anno sono lavoratori precari, studenti universitari, laureati ai quali è stato promesso un futuro che semplicemente non esiste. Perciò si sono ribellati».

  • Nir Baram, scrittore: «Una generazione che può cambiare Israele»

    03/12/2011 15.56

    Hanno piantato le loro tende sul Boulevard Rothschild di Tel Aviv e hanno sfidato più volte in piazza il governo di destra di Benjamin Netanyahu, denunciando la crisi sociale che tocca anche Israele. Non solo, gli Indignados israeliani, hanno indicato a tutto il mondo, ma soprattutto alla politica locale, che in questo paese si può parlare di casa e lavoro e non soltanto di guerra.

  • De Monticelli, filosofa: «L’indignazione è una rivolta morale»

    03/12/2011 15.51

    «Ci sono momenti in cui l’azione, la resistenza o addirittura la rivolta vengono vissute come esigenza morale: tipicamente è quello che avviene oggi nei casi di “disobbedienza civile” (...). Ma l’autenticità morale ancora oggi si valuta dal prezzo personale che si è disposti a pagare: come hanno mostrato le centinaia di uomini e donne che hanno fatto catena inerme per proteggere il Museo Egizio del Cairo, sotto i colpi dei cecchini che sparavano dai tetti. (...).

  • L'età dell'indignazione

    03/12/2011 15.48

    Da Madrid a Santiago del Cile, da Tel Aviv a New York, da Roma a Londra, nel Nord come nel Sud del mondo, quello che è andato sotto il nome di “movimento degli indignati” ha costruito nello spazio di qualche mese una rete globale di opposizione alle politiche economiche e sociali che intendono far pagare la crisi ai più deboli e che negano un futuro alle nuove generazioni. Speciale a cura di Guido Caldiron

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  • La resa, Berlusconi si è dimesso

    12/11/2011 20.46

    Berlusconi è salito al Colle per rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio. All'annuncio dell'evento, la folla, per la prima volta nella storia raccolta sotto il Quirinale in un'occasione simile, ha cominciato ad intonare "Bella ciao" e ad urlare: "Italia libera!". La resa di Berlusconi è a condizione. Le ultime indiscrezioni giunte da Palazzo Grazioli rivelano che il Pdl avrebbe detto "sì" a Monti ma per un Governo a tempo.

  • LA PRIMAVERA ARABA

    03/10/2011 15.33

    «Poi, all’improvviso, qualcuno della piazza davanti a noi, alza una scarpa. Poi un altro. E un altro ancora. In un attimo tutti gli uomini, le donne e i bambini presenti sollevano una scarpa in segno di indignazione. “Tutto questo non ha prezzo. Guardali. è una cosa che semplicemente non ha prezzo”».Sono mediattivisti, giornalisti, blogger e artisti. Sono stati la voce pubblica e spesso anche il volto di quella che ha già assunto il nome di “generazione di piazza Tahrir”, dalla piazza del Cairo divenuta per tutto il mondo il simbolo della primavera democratica araba. Hanno consentito attraverso i loro blog e l’attività continua sui social network di raccontare quanto stava avvenendo, ma anche di far crescere ogni giorno di più il movimento di protesta, aggirando la censura imposta dal regime di Mubarak a stampa e televisione. E’ anche grazie a loro se la repressione non ha fermato sul nascere la rivoluzione egiziana e se i ragazzi del Cairo, dopo quelli di Tunisi, sono diventati un emblema di speranza e di libertà per tutti i giovani del mondo arabo. Speciale a cura di Guido Caldiron Foto a cura di Castalda Musacchio Dalla Tunisia alla Libia, una rivolta in nome della dignità Quei diciotto giorni che hanno cambiato il mondo arabo Mostafa Souag:«La tv non inventa la rivolta, ma la può raccontare» Ala al Aswani: «I miei giorni a piazza Tahrir nel cuore della rivoluzione»

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  • Quei diciotto giorni che hanno cambiato il mondo arabo

    03/10/2011 14.08

    «Poi, all’improvviso, qualcuno della piazza davanti a noi, alza una scarpa. Poi un altro. E un altro ancora. In un attimo tutti gli uomini, le donne e i bambini presenti sollevano una scarpa in segno di indignazione. “Tutto questo non ha prezzo. Guardali. è una cosa che semplicemente non ha prezzo”». Sono mediattivisti, giornalisti, blogger e artisti. Sono stati la voce pubblica e spesso anche il volto di quella che ha già assunto il nome di “generazione di piazza Tahrir”, dalla piazza del Cairo divenuta per tutto il mondo il simbolo della primavera democratica araba.

  • Mostafa Souag:«La tv non inventa la rivolta, ma la può raccontare»

    03/10/2011 14.03

    «Al Jazeera non ha innescato la ribellione, l’ha raccontata. Chi ci dipinge come istigatori fa un torto alla gioventù araba, vuole toglierle il primato di creatività. La gloria di sé. Prima di Al Jazeera le televisioni erano il magafono dei governi, i tg aprivano l’edizione della sera, la più seguita, raccontando dei viaggi di Stato di capi e presidenti, nessuna notizia di esteri e affari internazionali. Per questo, quando è nata la nostra rete in tanti l’hanno vista come una nuova possibilità per sapere cosa stesse accadendo nel loro stesso paese». Intervista al direttore delle news in arabo di Al Jazeera di Guido Caldiron

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