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SCIENZA

Vuvuzela, perché così insopportabili?

Non è solo il volume, è il nostro cervello che le trova fastidiose

Sud Africa? Vuvuzela! A poco più di una settimana dall'inizio dei mondiali, il simbolo di quest'ultima sfida calcistica è ormai diventato la trombetta di plastica suonata a gran fiato negli stadi. Eppure, ormai, quest'ultima è diventata un incubo per cronisti, telespettatori, e calciatori. Ma cosa le rende tanto fastidiose?
A spiegare questo strumento, nell'ultimo articolo pubblicato sulla rivista New Scientist, è Trevor Cox, presidente dell'Istituto Britannico di Acustica e ingegnere acustico presso l'ateneo di Salford. La vuvuzela è una tromba molto allungata che viene suonata con una pernacchia nell'imboccatura: le vibrazioni del labbro mandano in risonanza il cono dello strumento che produce il caretteristico suono. Un bravo musicista sa ottenere dalla vuvuzela il suono basso e profondo di un corno, ma il tifoso medio difficilmente riesce a superare un livello che somiglia solo a un rumore fastidioso: questo accade perchè è molto difficile mantenere costante e consistente il flusso di aria all'interno della tromba. E migliaia di vuvuzela suonate contemporaneamente a ritmi e volumi diversi danno origine al caratteristico effetto che tutti abbiamo sentito: un enorme sciame di insetti che ronza sopra il campo di gioco. Ma cosa le rende così fastidiose? A dare la soluzione è una ricerca condotta all'Università di Pretoria (Sud Africa): a 1 metro di distanza queste trombette prodocuno suoni a più di 116 decibel, più che sufficienti a danneggiare l'udito (il Comune di Milano prevede un tetto massimo di 80 decibel per i concerti a San Siro). E una folla di vuvuzela che suona per 90 minuti ininterrottamente può portare a una perdita temporanea dell'udito tra gli spettatori. Ma non è solo il volume altissimo la causa del fastidio. Tutto dipende anche dal nostro cervello. Ciò che le rende davvero insopportabili è il suono monocorde. Il nostro udito ha una funzione ancestrale: quella di avvisarci del pericolo. Per fare questo ricerca nei suoni i cambiamenti improvvisi e tende a ignorare i rumori continui e persistenti come quello delle vuvuzela stonate. Ma se il volume del suono è molto alto, per il nostro cervello escluderlo diventa impossibile. E' così risolto il mistero del "fastidio".

CM

in data:19/06/2010

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