SOCIETÀ
Nel 2009 boom dell’usura: giro d'affari per 20 miliardi
In Italia le mafie fatturano oltre 135 miliardi.
Sono non meno di 200 mila i commercianti coinvolti in rapporti usurari, ma poiché ciascuno s’indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere stimate in oltre 600 mila. L’ultimo biennio è stato segnato dal ‘boom’ dell’usura, tra cui anche quella a stampo mafioso. Non utilizza mezzi termini il XII Rapporto di Sos Impresa sulla criminalità presentato questa mattina a Roma. Dopo essere stato classificato come uno dei tre reati più fruttuosi della criminalità organizzata, dopo il traffico di stupefacenti e i reati ambientali, l’usura diventa uno dei mezzi più pericolosi della mafia per rimpinzare le proprie casse, essendo un reato difficilmente monitorabile e denunciato da parte delle vittime. “Ciò che è più preoccupante – spiega il rapporto - è che in almeno 70 mila casi le posizioni debitorie sono con associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura. Gli interessi sono, ormai stabilizzati oltre il 10% mensile, ma, come detto, cresce il capitale richiesto e gli interessi restituiti. Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno, a causa di questa lievitazione, si aggira in non meno di 20 miliardi di euro”.
È la Campania la regione ad avere il più alto numero di commercianti coinvolti, circa 32 mila, e un giro d’affari di 2,8 miliardi di euro, ma è il Lazio, con 28 mila commercianti invischiati ad avere il giro d’affari più consistente con circa 3,3 miliardi di euro nei circuiti dell’usura. Segue la Sicilia con 25 mila persone, la Puglia con oltre 17 mila e la Lombardia con oltre 16 mila persone coinvolte. Un reato, quello dell’usura, non particolarmente preso in considerazione dalle organizzazioni criminali, ma che negli ultimi tempi ha visto crescere l’interesse dei clan, soprattutto della ‘ndrangheta, con diversi scopi. Per alcuni, spiega lo studio, “l’obiettivo è la moltiplicazione del denaro, per altri quello di impossessarsi delle aziende delle vittime, altri ancora puntano alla spoliazione dei patrimoni”. Una presenza che diventa ogni giorno più preoccupante a causa della “presenza sempre più aggressiva di cosche e clan mafiosi e camorristici nel mercato dell’usura e, soprattutto, la quasi totale assenza di misure di prevenzione patrimoniale, accompagnato ad un crollo in verticale delle denunce”.
Una trappola, quella dell’usura, che in tempi di crisi funziona benissimo e solamente in tre regioni italiane, Campania, Lazio e Sicilia, si concentra un terzo dei commercianti coinvolti. “Nel triennio 2006-2009 – si legge nel rapporto - sono state 165 mila le attività commerciali e 50 mila gli alberghi e i pubblici esercizi costretti alla chiusura. Di queste un robusto 40% deve la sua cessazione all’aggravarsi di problemi finanziari, ad un forte indebitamento, all’usura”. Ma l’usura non colpisce soltanto gli imprenditori. Se si aggiungono gli artigiani, dipendenti pubblici, operai, pensionati, il numero delle persone coinvolte giunge ad oltre 600 mila. “Non meno di 15 mila sono invece le persone immigrate impantanate tra attività parabancarie ed usura vera e propria. La cosiddetta usura etnica è un fenomeno in crescita e colpisce principalmente le comunità filippine, cinesi e sudamericane”. Ma l’evolversi della crisi ha creato anche una sorta di fast food dell’usura, quello che Sos impresa definisce “usura di giornata”, un prestito chiesto al mattino, che alla sera si restituisce con gli interessi del 10%. Fenomeno, conclude il rapporto, che riguarda soprattutto i piccoli commercianti per mantenere aperto il proprio esercizio e pagare i fornitori.





