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Eternit, la multinazionale della morte d'amianto. Nuova udienza a marzo
Ti entra nel corpo, nelle viscere, nei bronchi, nei polmoni e quando te né accorgi sei fottuto. Non ti dà neanche la possibilità di urlare, perché ti lascia senza fiato, ma prima di ti leva la parola che si fa rantolo. Ci lavori insieme per anni, e te lo porti a casa e pure in vacanza e lui lì zitto. E dopo averti abitato per una trentina d’anni ti ripaga, a seconda della vita che gli hai fatto fare, con mesotelioma pleurico, carcinoma polmonare, asbestosi. Tumori che ti consumano in poco meno di sei mesi. L’ospite letale è la fibra d’amianto, più sottile di un capello, e in Italia la lista delle sue vittime, tra morti e malati, già conta tremila persone. Un numero destinato a crescere. Epicentro della strage Casale Monferrato (Al), a seguire Cavagnolo (To), Rubiera (Re) e Bagnoli (Na). Mandante Eternit Spa. E non è una novità, della nocività dell’amianto si ha certezza dal 1906 e per i morti di Casale c’è già stato un processo. Di nuovo c’è che il processo in corso a Torino per la prima volta non vede come imputati i dirigenti delle fabbriche italiane, ma gli ultimi proprietari della multinazionale svizzera: Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne. Colpevoli di avere adottato una cosciente politica aziendale, in Italia, come nel resto del mondo, senza nessuna cautela per la salute dei lavoratori e dell’ambiente. L’accusa è sostenuta dal procuratore vicario di Torino, Raffaele Guariniello, e dai pm Sara Panelli e Gianfranco Colace, che hanno raccolto gli atti in oltre 200 mila pagine. Sono 6.392 le richieste di costituzione di parte civile al maxiprocesso Eternit.
Il maxiprocesso
Lunedì 6 aprile 2009, presso il Palazzo di giustizia di Torino, si apre il processo a carico dei responsabili della società Eternit Spa. A fine luglio dello stesso anno si è deciso il rinvio a giudizio e il 10 dicembre scorso si è tenuta la prima udienza. Un processo storico: il primo in Europa con un collegio legale internazionale. Il miliardario svizzero Schmidhaeny e il barone belga De Cartier De Marchienne rischiano entrambi fino a 13 anni per l’accusa di disastro ambientale doloso e fino a 10 per quella dell’inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza. I tempi ipotizzati per la sentenza si aggirano intorno a 18 mesi. Lo scopo è quello di dimostrare, attraverso le informazioni e i documenti a disposizione di ogni legale nel proprio paese, che la politica sulla sicurezza e sulla salute dell’Eternit apparteneva ad un’unica regia. Questo il filo conduttore seguito dal pool di Guariniello a partire dal 2004, dopo la scoperta del legame tra la morte di un operaio residente in provincia di Torino, ad Orbassano, ma per anni impegnato a lavorare l’amianto in uno stabilimento Eternit in Svizzera. In disastro epocale ancora tutto da definire. Eternit ha infatti riempito il mondo degli ondulati di amianto che portano il suo nome. Nei Paesi più sviluppati - tranne il Canada - quella produzione è stata vietata. Ma in Africa, India, in gran parte dell’Asia e nell’America Latina si continuano a fabbricare manufatti di cemento-amianto. Mentre in Europa il picco delle morti causate dal contatto con il minerale-killer si avrà intorno al 2020: 500mila quelli annuncianti.
Una strage senza fine
C’è chi continua ad ammalarsi di mesotelioma o di asbestosi. C’è chi continua a morire. Tant’è vero che sono state messe in campo indagini preliminari di quello che può essere definito il processo Eternit bis: riguarda le vittime dopo il febbraio 2008. Quelle accertate sono già 427: 257 morti, 170 malati. Ma è molto probabile che l’udienza preliminare dell’Eternit bis non si svolga prima che il dibattimento attuale sia a buon punto. Racconta Bruno Pesce, leader storico dei sopravvissuti alla strage: «Solo a Casale, 32 mila abitanti, e nel circondario ci sono già stati più di 500 morti fra i familiari dei lavoratori e quanti non sono mai entrati nello stabilimento Eternit. Quest’anno, per la prima volta abbiamo superato la soglia delle 50 nuove diagnosi di mesotelioma nell’arco di 12 mesi. Speriamo di non dover attendere il 2020 per toccare il picco. Per quella data, purtroppo, saranno oltre mille le vittime solo fra i “cittadini”».Da sempre il nome del Comune è associato all’amianto, infatti dagli impianti di Casale negli anni ‘70 (Eternit e Fibronit) proveniva il 40% di tutta la produzione nazionale. Ma già negli anni ‘80 ci fu un brusco calo dell’attività con una forte riduzione del numero di dipendenti: se nel periodo 1950 - 1980 ci sono state quasi 5.000 assunzioni, nel 1981 il numero degli operai era sceso a 570. Nel 1986 la fabbrica venne chiusa in seguito ad alcune indagini epidemiologiche che dimostrarono che l’amianto aveva causato durante tutto il periodo di attività la morte di molte persone tra i dipendenti e la popolazione locale.
Il fallimento della multinazionale
Dopo quasi 22 anni, esattamente a gennaio dell’anno scorso, si è chiuso il fallimento del ramo italiano della Eternit, la multinazionale svizzera del cemento, che aveva sede a Genova. La cifra recuperata dal giudice fallimentare, 5,5 milioni di euro, andrà ai dipendenti per risarcimento dei danni da amianto.
La fibra killer
L’amianto è stata la più aggressiva sostanza cancerogena del ’900: non hanno dubbi, gli esperti, a definire così il materiale al quale si devono oltre la metà dei tumori per cause occupazionali. Una sola fibra di amianto, 1.300 volte più sottile di un capello, penetrando nei polmoni, può causare tumori devastanti come quello della pleura, che provoca circa mille morti l’anno. Fuori legge in Italia dal 1992, l’amianto è stato largamente utilizzato fino agli anni ’80 per produrre la miscela cemento-amianto (nome commerciale Eternit) utilizzata per coibentare edifici, tetti, navi, treni, ma anche come materiale per l’edilizia (contenuto in tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie) e poi nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (sia nelle vernici sia nelle parti meccaniche) e nella fabbricazione di corde, plastica e cartoni. Se respirate, le polveri di amianto (o asbesto) possono provocare malattie croniche dei polmoni, come l’asbestosi, oppure tumori della pleura, come il mesotelioma pleurico e dei bronchi, e carcinoma polmonare. Conseguenze che possono manifestarsi anche a distanza di decenni. Per questo le morti per amianto che stanno avvenendo in questi anni si devono all’esposizione avvenuta fra 30 e 40 anni fa. In pratica, sta emergendo soltanto adesso il numero reale delle vittime della massiccia esposizione all’amianto avvenuta negli anni ’60 e ’70 in manifatture e cantieri navali. Il picco dei casi di tumore della pleura dovuto all’amianto è previsto fra oggi e il 2020, dopodiché si attende una progressiva riduzione dei casi, conseguenza delle misure di cautela introdotte a partire dalla fine degli anni ’70.
Tremila morti ogni anno
In Italia i decessi per malattie asbesto-correlate, cioé dovute all’esposizione all’amianto, dal mesotelioma all’asbestosi, ai tumori del polmone e della laringe, sono intorno ai 3.000 l’anno. A fare il punto della situazione sono stati i Centri Regionali. In base agli ultimi dati, raccolti nel Terzo Rapporto del Registro Nazionale, in Italia ci sono 9.166 casi di mesotelioma maligno, la forma tumorale che si sviluppa dopo l’esposizione all’amianto. Fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo il 2,7% del totale dei casi registrati). L’età media alla diagnosi è di 68,3 anni e la malattia si presenta generalmente dopo i 40 anni dall’esposizione. Secondo i casi raccolti nel registro, il 69,8% dei pazienti presenta un’esposizione professionale, il 4,5% familiare, il 4,7% ambientale, l’1,4% per un’attività extralavorativa di svago o hobby; mentre per il 19,5% dei casi l’esposizione è improbabile o ignota. I numeri dei casi riscontrati di mesotelioma alla pleura si spiegano anche con il record non invidiabile di produzione di amianto che deteneva l’Italia - secondo produttore europeo, con oltre 3,7milioni di tonnellate di amianto grezzo estratto dal 1946 al 1992 - che è stato prodotto e commercializzato in tutto il Paese. Si va dal milione di metri quadrati delle coperture di edifici privati di Casale Monferrato (Al) ai 45milioni di m3 di pietrisco di scarto contaminato e utilizzato per il rimodellamento dei versanti e delle valli circostanti la miniera di Balangero (To), passando per i 90mila m3 di fibra in varie forme contenuto nello stabilimento produttivo di cemento amianto nella città di Bari, fino ad arrivare ai 40mila big bags contenenti rifiuti d’amianto prodotti fino ad oggi con la bonifica di Bagnoli a Napoli. Sono numeri da vera e propria emergenza nazionale che minano profondamente la sicurezza dei cittadini nel nostro Paese, su superfici di territorio davvero incredibili, più nel dettaglio circa 75mila ettari, una superficie grande quasi quanto la provincia di Lodi. E ancora oggi ci sono ampie porzioni di province come quella di Alessandria - che ospita Casale Monferrato e i 47 comuni limitrofi costruiti con l’amianto -, città come Napoli (a Bagnoli) e Siracusa (in contrada Targia) caratterizzate dalla presenza di stabilimenti di produzione di cemento amianto che ancora oggi ospitano all’interno del centro abitato importanti siti produttivi dismessi che lavoravano la fibra killer, fino ad arrivare alle miniere di Balangero (To), la più grande d’Europa, ed Emarese (Ao) da dove veniva estratto il minerale prima della lavorazione nelle cementerie italiane e non solo.
Fibronit e Sacelit
In Italia ci sono anche la Fibronit e la Sacelit tra le aziende protagoniste di queste lavorazioni pericolose per la salute umana. L’amianto ha lasciato la sua scia di morti anche a Massa Carrara, che ospitava gli stabilimenti Fibronit. La lavorazione del cemento amianto iniziò nel 1939 e proseguì in modo ininterrotto fino al 1981. Le lavorazioni erano essenzialmente manuali, e prevedevano l’uso di utensili tipici per l’edilizia. Due indagini igienico-ambientali svolte dal servizio di Medicina Preventiva dei Lavoratori del Comune di Carrara presso lo stabilimento hanno descritto la mortalità su un campione di 262 lavoratori (200 uomini e 62 donne) impiegati alla Fibronit tra gli anni ’40 agli anni ’80. L’osservazione comincia a gennaio 1963 e si conclude a dicembre 2003. Il confronto dei dati con la media regionale mostra per gli uomini un significativo aumento della mortalità per malattie dell’apparato respiratorio (14 decessi con un valore osservato oltre 233 volte più grande rispetto all’atteso, di cui 5 per asbestosi con un valore osservato oltre 2.000 volte maggiore rispetto all’atteso) e per tumore alla pleura (4 decessi, un valore osservato oltre 10.000 volte più grande rispetto all’atteso). Anche nel comune di San Filippo del Mela (Me) si è lavorato per decenni con l’amianto: dal 1953 al 1993 ha operato la Sacelit una fabbrica per la produzione di manufatti in cemento-amianto. Lo stabilimento sorge nella Piana del Mela, inserita nel 2005 tra i siti di bonifica di interesse nazionale (Sin), comprendendo anche l’ex Sacelit. L’area è oggetto insieme alle altre aree a rischio ambientale della Sicilia di uno studio epidemiologico condotto dal Dipartimento Osservatorio Epidemiologico della Regione. Ma già dai primi studi effettuati dall’Istituto superiore di sanità risulta un consistente numero di eventi di patologie asbesto-correlate. Il campione considerato comprende 183 soggetti e sono stati riscontrati 21 ricoveri per asbestosi e due per tumore maligno alla pleura. Inoltre nel comune di San Filippo del Mela sono stati indennizzati dall’Inail 12 casi di asbestosi. L’ultima vittima siciliana è Antonino Cirino, 72 anni. E’ morto la scorsa settimana, la notizia è del 13 febbraio. Cirino, Nino per gli amici, è morto per neoplasia polmonare causata dalla prolungata esposizione alle fibre di asbesto. Nino - racconta Salvatore Nania, presidente del comitato "ex esposti amianto" - è stato assunto alla Sacelit nel 1961, nessuno gli ha mai detto quali rischi correva, aveva solo 23 anni; per anni ha lavorato allo scarico dei sacchi di amianto dai vagoni ferroviari, poi alla preparazione delle miscele e alla produzione dei tubi in amianto-cemento, alla pulizia dei tubi finiti e al recupero dei tubi rotti con taglierine polverose.
LINK UTILI:
Sulla nocività dell'amianto
Sulla vicenda Eternit
I dati del Ministero della salute
Comitato Esposti Amianto
Contramianto
Osservatorio sulla legalità
Legislazione europea
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