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Viaggio nella Lega/1 Reggio Emilia, assedio alla sinistra
«La sinistra sta perdendo consenso perché è diventata un comitato di affari. Dopo la crisi ideologica dell'89 ha smesso di ascoltare la gente, preferendo frequentare gli ambienti dell'alta finanza. Guarda cosa è successo a Reggio Emilia: un tempo i servizi come l'acqua e la raccolta della spazzatura erano pubblici. Ora sono in mano ad una multiutility che il centrosinistra ha trasformato in Spa, una cinghia di trasmissione col potere che ha determinato soltanto il rialzo ingiustificato delle tariffe».
Nipote di una signora che si chiamava Libera Socialista Giustizia Cervi, parente dei sette fratelli trucidati dai fascisti, Giacomo Giovannini è capogruppo della Lega Nord nel consiglio comunale di Reggio Emilia, il capoluogo di provincia più leghista sotto il Po: 18,5%. Giovannini ha 34 anni, ha cominciato a lavorare a 21 come operaio (leghista), poi come impiegato (leghista) e infine come addetto al settore commerciale (leghista) di un'azienda metalmeccanica. Seduto di fronte al palazzo del Municipio dove Renzo Bonazzi, morto pochi giorni orsono, fu stimatissimo sindaco Pci dal 1962 al 1976, snocciola le ragioni per le quali il Carroccio continuerà la sua marcia trionfale nei capisaldi rossi fino a Bologna, e poi a scendere. «Negli anni '90 eravamo gli unici a denunciare le infiltrazioni mafiose nell'edilizia. Ci dicevano che eravamo terroristi, razzisti, allarmisti. Poi ci hanno dato ragione: la ‘ndrangheta ha acquisito potere anche in Emilia. E le giunte cosa hanno fatto? Hanno consentito la cementificazione del territorio, tanto che oggi Reggio conta 10mila alloggi invenduti». La Lega diventa di sinistra? «La Lega va oltre le vecchie categorie di destra e sinistra: noi difendiamo il territorio. Ecco perché chiediamo al Pdl di fare uno sforzo: finora non hanno mai creduto veramente di poter conquistare le roccaforti emiliane. Noi, invece, siamo qui per questo». E dunque non stride il parlamentare Angelo Alessandri, segretario e deus ex machina della Lega emiliana, quando pubblica sul sito del partito locale una difesa dell'opzione rifiuti-zero. E sul sito, peraltro, compare in prima pagina la lettera di un immigrato che si lamenta degli stranieri che percepiscono assegni sociali a sbafo, chiedendo aiuto al Carroccio.
Non è retorico, Giovannini. Cresciuto in una famiglia fasciocomunista, prese una sberla dalla zia quando annunciò di aver preso la tessera della Lega Nord. «Ci facciamo carico dei problemi concreti. Quando cominciarono a dirci che negli asili nido davano spesso la priorità agli stranieri, siamo andati a verificare e abbiamo scoperto che saliva di graduatoria chi vantava un nonno residente all'estero oppure un disagio linguistico. Abbiamo sollevato il problema in consiglio e quei criteri sono cambiati. E siamo passati da uno a sette consiglieri». In realtà sull'iscrizione dei figli degli irregolari alle materne comunali, la Lega Nord emiliana - e non solo - è caduta in confusione. Il sindaco leghista di Viano, unico comune della provincia retto dal Carroccio al 52%, annuncia che prenderà esempio dalla decisione della commissaria prefettizia di Bologna (decisione che per ora sembra rientrata) ed escluderà i genitori senza permesso di soggiorno dall'iscrizione nei nidi. Il vicesindaco leghista di Guastalla, invece, è possibilista: «Il diritto all'istruzione va garantito a tutti». Insomma, qual è la linea? La risposta di Giovannini è illuminante: «Bisognerà vedere caso per caso. Naturalmente noi pensiamo che prima devono venire i cittadini italiani».
E' il tratto camaleontico della Lega: poche idee forti, e poi flessibilità nel risolvere i problemi dei singoli territori. Perché è innegabile che, sotto il Po, i politici del Carroccio usano parole e slogan diversi, diversissimi da quelli utilizzati nelle padanizzate Bergamo o Treviso. Un Gentilini emiliano che urla "bingo bongo" ai migranti è, insomma, impensabile. Anche se negli ultimi quindici anni sono arrivati 30mila stranieri che, lentamente, sono andati a vivere nei quartieri del centro storico lasciati liberi dai reggiani. I quali, a loro volta, hanno preferito le villette nuove della periferia. Oggi il tasso di migranti a Reggio Emilia è uno dei più alti in Italia: quasi il 15%. «Troppi», pensa Giovannini. E questo, aggiunge, è un problema molto sentito dalla popolazione. Specialmente la sera, quando la città si svuota quasi completamente e le uniche presenze attive sono i non italiani radunati nei phone center o nei negozi di kebab. Il reggiano, dopo le sette di sera, si annoia e rimane a casa. «E non è colpa degli stranieri», dice, a sorpresa, il consigliere: «Un tempo Reggio era vivace, dalla provincia arrivavano frotte di giovani per divertirsi. L'amministrazione comunale ha lasciato che il centro storico si spopolasse, non ha investito nell'animazione della città, bar e negozi chiudono e il risultato è un clima triste». Così hanno cominciato a votare Lega anche le categorie sociali più ricche, e non soltanto gli operai. Come a Bologna, dove il voto leghista si concentra prevalentemente nelle zone bene. Perché? "Perché la Lega si è evoluta, è diventata un partito trasversale. Non siamo fissati soltanto con l'immigrazione. Vogliamo soltanto promuovere controlli e trasparenza, a tutti i livelli. Vedrai, in poco tempo prenderemo anche il Comune di Reggio».
Dalle parti del Pd reggino la preoccupazione principale è fare buon viso a cattivo gioco. «In fondo Errani ha preso il 52%, mica poco» è il leit motiv. Una parte di ragione sta nel fatto che dalle europee il partito di Bersani, in città, è passato dal 43% al 46%. Basta per togliere i nuvoloni all'orizzonte? «Certo che no», risponde Mirko Tutino, ventisettenne assessore all'urbanistica di Cavriago, il paese con il busto di Lenin in piazza che comunque non è immune dall'infiltrazione leghista (11%!). Al suo partito Tutino ha proposto di aprire più circoli in città. Al tempo dei Ds erano una ventina, ora con la teoria del partito leggero sono passati a otto. In questo modo si spera di "tornare tra la gente", che poi è il vero tormentone del post-elezioni. In realtà nell'Emilia un tempo felix il partito democratico ha naturalmente ancora grande presa perché amministra larga parte dei Comuni. E l'idea del federalismo non dispiace, a patto che porti maggiori risorse ai Comuni in deficit. «Manca però un orizzonte ideale», consente Tutino, che si autodefinisce "un ribelle" perché, per esempio, promosse uno sciopero delle tessere quando i vertici romani non vollero rimuovere Jervolino e Bassolino al tempo degli scandali campani.
Oggi fa male soprattutto quel 7% e oltre guadagnato dai grillini in regione, molto probabilmente ex elettori Pd disillusi dalla politica. Non hanno tutti i torti. Soltanto per rimanere in zona, il sindaco reggino Graziano Delrio ha nominato vicesindaca una ex socialista passata all'Idv che aveva raccolto un pugno scarso di preferenze, e nominato assessore un transfuga del Pdl. Logiche correntizie che naturalmente fanno storcere il naso. Ma per contrarrestare la Lega, pensano al Pd, basta una ricetta semplice: infilarsi nelle contraddizioni del Carroccio che promuove una politica a livello nazionale e poi grida slogan differenti quando torna al paesello. Come la questione dell'acqua: il Carroccio ha votato la sua privatizzazione, ma nei territori continua a difendere quella pubblica. «La Lega non potrà mai diventare un partito nazionale perché non riuscirebbe a conciliare questo aspetto con la sua natura localistica», presagisce Mirto Bassoli, segretario della Camera del Lavoro tra le più grandi e forti d'Italia (un reggino su quattro, compresi i neonati, ha la tessera Cgil). Bassoli è critico con il Pd: «Dovrebbe ripartire dalla questione principale, e cioè il lavoro. E poi tornare ad essere un partito come lo è ora la Lega». Nella provincia la crisi ha colpito duramente, raddoppiando il tasso di disoccupazione (dal 3 al 6%) e creando una massa di 28mila cassintegrati su quasi 400mila abitanti. Le previsioni dicono che si tornerà ai livelli di produzione pre-crisi soltanto tra cinque anni. Le difficoltà economiche hanno probabilmente spostato una parte dell'elettorato a destra, anche se è vero che l'avanzata della Lega va a scapito soprattutto del Pdl. E non è sempre possibile fare una correlazione tra presenza di migranti e voto leghista. «La realtà è che quando si lavora bene dal punto di vista amministrativo, la gente tende a premiarti», conclude Bassoli.





