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CULTURA

Una “grande” rivoluzionaria a cui abbiamo voluto bene

E’ morta Marcella, “Marcellona” anzi, così era chiamata affettuosamente dagli esponenti del movimento “frocio” (lgbtiq). L’accrescitivo al suo nome veniva spontaneo a causa della sua altezza, della sua “corpulenza” ma anche della voce stentorea e dei modi in genere poco diplomatici. Ricordo che qualche anno fa dal palco del Pride romano a piazza SS. Apostoli urlava con tutto il fiato che aveva in gola augurandosi la morte del papa! Era buffa con la sua parrucca portata con gran disinvoltura anche quando era leggermente spostata, un poco sbilenca. Poi decise di non portarla più e di coprire il capo con dei civettuoli foulard o dei romantici cappelli.
Marcella Di Folco, presidente del Mit, movimento identità transessuale, era una mia amica, una persona cara, un’attivista per i diritti civili che aveva speso tutta la sua esistenza per il pieno riconoscimento legale delle persone non eterosessuali, delle cittadine e dei cittadini transessuali, di gay, lesbiche, bisessuali, intersessuali. La conoscevo da tanti anni, me l’aveva presentata Porpora Marcasciano che con lei guidava egregiamente il Mit: insieme erano un vero punto di riferimento per le transessuali e i transessuali che per la loro condizione automaticamente si trovano in difficoltà in una società ancora profondamente maschilista, tenacemente ostile nei riguardi di chi è fuori della cosiddetta “norma”, di chi non è omologato al conformismo sociale, al familismo a tutti i costi.
Certo non bisogna dimenticare che esiste la legge 164 che legalizza il cambiamento di sesso ma una sola legge, con i segni dell’età e i limiti evidenti a 27 anni dalla sua approvazione, non è sufficiente a dare il via ad una vera e propria rivoluzione culturale che appare ancora lontana in un Paese vincolato ai diktat vaticani. Lo scandalo Marrazzo con i “mostri” transessuali sbattuti sulle prime pagina dei giornali e sui teleschermi di prima serata ha fatto fare molti passi indietro, causando un danno notevole alla vita quotidiana delle transessuali e mettendole in serio pericolo. Marcella e Porpora erano disperate per questa situazione, ma motivate a continuare la loro battaglia. Marcella stava già male ma non aveva nessuna intenzione di ritirarsi a vita privata. Partecipava a tutte le manifestazioni per i diritti lgbtiq e non faceva mai mancare la sua voce, esprimeva con forza le sue opinioni, incoraggiava le nuove generazioni.
Aveva 67 anni, era nata a Roma e dopo la maturità scientifica (era ancora Marcello, non aveva iniziato la transizione verso la sua reale identità) aveva cominciato a lavorare come portiere di albergo. Dal 1965 al 1978 fece il cassiere presso lo storico Piper Club di Via Tagliamento, locale dove mossero i primi passi artistici Patty Pravo, Caterina Caselli, Loredana Bertè e Renato Zero. E una carriera artistica intraprese anche Marcello Di Falco (nome d’arte di Marcello che adottò il cognome originario della sua famiglia) per volere di Federico Fellini che lo notò a Cinecittà (c’era andato soltanto per consegnare una lettera) e lo scritturò per il <+Cors>Satyricon<+Tondo>. L’attore Di Falco recitò in tanti altri film: con Fellini fece anche <+Cors>Amarcord<+Tondo>, nel ruolo del principe Umberto di Savoia, e <+Cors>La città delle donne<+Tondo>. Per Roberto Rossellini recitò in due film televisivi <+Cors>L’età di Cosimo de’ Medici<+Tondo> e <+Cors>Cartesius<+Tondo>: nel primo interpretò proprio Cosimo. Gli anni ’70 sono molto duri per Marcello che entra in crisi: la sua vera identità di genere non più repressa è causa di un lungo periodo di sofferenza che supererà con il sostegno psicologico e un’adeguata terapia ormonale.
Nel 1980, dopo venti anni di carriera d’attore, Marcello Di Falco va a Casablanca, si sottopone ad un intervento chirurgico e torna con la sua nuova identità: Marcella Di Folco. Subito si unisce al movimento transessuale che si batte per la legge per la riattribuzione del sesso che sarà approvata due anni dopo. Marcella si trasferisce quindi a Bologna e diventa presidente del Mit avviando una vera e propria rifondazione dell’associazione. Sua l’idea di creare un consultorio per le persone transessuali, il primo al mondo gestito dalle stesse persone alle quali è utile. Questo consultorio è ancora in funzione ed è il frutto delle capacità politiche di Marcella che riuscì proficuamente a relazionarsi con le istituzioni cittadine. Nel 1990 viene eletta consigliere circoscrizionale e dal ‘95 al ’99 è consigliera comunale per i Verdi: la prima transessuale al mondo eletta ad una carica simile. Fu candidata in molte tornate elettorali: nel 2004 era nelle liste del Pdci per il Parlamento europeo, nel 2006 nelle liste per il Senato dei Verdi. Ciao Marcella, ti volevo bene.

Saverio Aversa

in data:09/09/2010

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