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SCIENZA

Tabagismo, con test dna metodo personalizzato per smettere: sarà pronto entro 3-5 anni

Roma - Buone notizie per chi vorrebbe dire addio alle “bionde” ma non ce la fa. Un approccio personalizzato alla terapia per smettere di fumare «sta rapidamente prendendo forma, e dovrebbe essere disponibile entro 3-5 anni». È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Duke University Medical Center del Nort Carolina e del National Institute on Drug Abuse (Nida) degli Stati Uniti: basta combinare le informazioni presenti nel corredo genetico di un fumatore con le sue abitudini, per prevedere con precisione quale terapia sostitutiva della nicotina funzionerà meglio. «Entro 3-5 anni è presumibile che avremo» a disposizione «un test risolutivo per decidere la terapia da scegliere per smettere di fumare», afferma Jed Rose, direttore del Dukès Center per le ricerche sulla disassuefazione dal fumo, illustrando la ricerca online su “Molecular Medicine”. Il test «potrebbe essere utilizzato dai medici per guidare la scelta del trattamento ideale e della dose più appropriata per ciascun fumatore, sperando di aumentare i tassi di successo». La ricerca segue il lavoro già svolto da Rose e George Uhl del Nida. Dopo aver effettuato una scansione dell'intero genoma di alcuni aspiranti ex fumatori, gli scienziati hanno individuato i pattern genetici che sembrano influire sulla risposta a specifici trattamenti per smettere. L'ultima ricerca si concentra sulla combinazione delle informazioni relativa ai marcatori genetici individuali, con il “punteggio” ottenuto nella classifica del successo di riuscire a smettere, spiega Rose, il tutto sulla base delle abitudini con le sigarette.
Nello studio 479 fumatori che accendevano almeno 10 sigarette al giorno e volevano smettere sono stati classificati in soggetti ad alta o bassa dipendenza da nicotina. I fumatori di ogni gruppo sono stati poi assegnati in modo casuale a due approcci diversi: un gruppo doveva indossare due cerotti alla nicotina sulla pelle ogni giorno con una dose elevata (42mg), il secondo con una dose standard (21 mg) di sostanza. Le dosi di nicotina sono state ridotte gradualmente nell'arco di 10 settimane, e i partecipanti hanno anche usato sigarette denicotinizzate per ridurre al minimo i potenziali effetti negativi del patch più “potenti”. La fase di trattamento è durata 12 settimane. Poi è stato prelevato ed esaminato il Dna dal sangue dei partecipanti, e il risultato relativo alle probabilità di smettere è stato controllato a sei mesi di distanza. Ebbene, tutto coincideva. «Il punteggio del genotipo potrebbe aiutarci a prendere le nostre decisioni al momento di stabilire un trattamento», spiega Rose. Le persone che avevano una forte dipendenza da nicotina e basse probabilità di successo scritte nel Dna, infatti, «sembrano beneficiare notevolmente dai cerotti ad alto dosaggio, mentre quelle con una minore dipendenza da nicotina hanno avuto più benefici con la versione standard», concludono gli autori.
(Adnkronos)

in data:03/07/2010

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