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SOCIETÀ

Roma, studenti e precari in piazza contro gli aumenti di bus e metro

di Daniele Nalbone

Da un euro a un euro e cinquanta. È questo il primo “prezzo della crisi” da pagare nella città di Roma. Un primo aumento che riguarderà, a partire dalla metà del 2012, il costo dei mezzi di trasporto pubblici. E contro il caro biglietti, oggi pomeriggio, decine di precari, studenti, attivisti dei movimenti per la casa e per il reddito, hanno dato vita a un presidio fuori dalla fermata metro di Piramide. «Io l’aumento non lo pago» non è però solo uno slogan, ma il titolo della petizione popolare in difesa del diritto alla mobilità e del trasporto pubblico che da oggi potrà essere firmata in molti luoghi nevralgici per il trasporto pubblico romano. Il fatto, poi, che il luogo di lancio della petizione fosse a pochi metri di distanza dalla sede di Acea, multiutility dell’acqua e dell’energia della capitale, ha portato gli attivisti a “ricordare” qualcosa che nelle stanze del Comune di Roma è passato inosservato: il risultato del referendum dello scorso giugno. Un referendum che ha visto 27 milioni di italiani, «e duecentomila romani» votare per la difesa dei beni comuni. «Ignorare un risultato referendario per continuare a consentire profitti, garantendo che il 20% di quello che paghiamo sulle bollette finisca nelle tasche dei soliti noti speculatori, è incostituzionale» denunciano i promotori della campagna “Io l’aumento non lo pago”. «Noi non abbiamo nessuna intenzione di pagare, in questo caso sotto forma di aumento del 50% del costo dei biglietti dei mezzi pubblici, un debito che non abbiamo contratto» denunciano gli studenti di Atenei in rivolta «e rivendichiamo ancora con più forza che il diritto alla mobilità e ai servizi pubblici rappresentano per noi un pezzo di reddito indiretto al quale non possiamo né vogliamo rinunciare». Se a questo aggiungiamo che la società dei trasporti, l’Atac, sta subendo un processo di ristrutturazione «e privatizzazione» che comporta la svendita degli immobili, tagli del personale, stipendi, è chiaro, come spiega il segretario del Prc romano Fabio Alberti, «che questa strada è quella sbagliata per risanare un’azienda in crisi. Invece di aumentare il biglietto, Atac farebbe bene a migliorare il servizio e a potenziare le corsie preferenziali perché solo aumentando la velocità commerciale dei bus, che a Roma è la più bassa tra le grandi città Europee, si risparmierebbe molto più di quanto recupererebbe dall’aumento del costo del biglietto». Raccolte decine di firme, «le prime di migliaia», gli attivisti del “movimento” contro gli aumenti, contro i costi della crisi, ha fatto irruzione nella metropolitana e – ovviamente senza pagare il biglietto in segno di protesta –si sono spostati alla fermata metro di Ponte Mammolo dove è ripartita la raccolta firme. «Questo è solo l’inizio» spiegano «da oggi in avanti, quella contro il debito, contro gli aumenti, contro l’austerità, sarà una battaglia “locale”, territorializzata, che andrà a “contagiare” centinaia di cittadini-utenti ogni giorno».

in data:06/12/2011

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