MONDO
Pakistan, il premier Gilani lancia l’allarme: pronto colpo di stato militare
Ci sarebbe l’ombra di un colpo di stato militare ad aleggiare sul governo pakistano del premier Yousuf Raza Gilani. E’ stato lo stesso capo del governo di Islamabad a renderlo noto, ieri, con una denuncia pubblica insolita per un paese in cui militari e servizi segreti hanno fatto tanta parte della storia più e meno recente. Compresi quattro golpe.
«Voglio che sia chiaro che ci sono delle cospirazioni per far cadere il governo eletto», ha detto senza tanti giri di parole Gilani citato dalla stampa. Per il premier l’esercito deve rendere conto al parlamento democraticamente eletto: nessuna istituzione può trasformasi in «uno stato nello stato».
Da qualche tempo il governo di Gilani sta facendo fronte a uno scandalo che ne scuote le fondamenta. Al centro della vicenda c’è il cosiddetto ”Memogate”, un documento segreto che alcuni emissari politici del governo di Islamabad hanno consegnato lo scorso maggio a Washington. Nella lettera l’esecutivo pakistano chiedeva esplicitamente aiuto agli Stati Uniti per sventare un golpe organizzato dai potentissimi militari. I capi dell’esercito non avrebbero digerito di essere stati tagliati fuori dalla decisione degli Usa di intervenire militarmente in Pakistan con l’operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden nella cittadina di Abbottabad.
Finora lo scandalo in questione ha provocato le dimissione dell’ambasciatore pachistano negli Stati Uniti. Ma la vicenda rischia di coinvolgere le più alte cariche dello stato, compreso il presidente Asif Ali Zardari, tornato in patria solo recentemente dopo essersi recato a Dubai per sottoporsi a cure mediche. Il 56enne vedovo di Benazir Bhutto fino a oggi si è tenuto distante, ma non è detto che non resti invischiato. La Corte suprema ha infatti aperto un’audizione sulla vicenda, chiedendo una replica a Zardari.
Per la popolazione i rapporti politici con gli Usa sono diventati ancora più impopolari del solito dal raid dello scorso novembre, in cui la Nato ha ucciso 24 soldati pachistani ”amici”. Ma Gilani va all’attacco: «Se qualcuno pensa che i militari non siano sotto il controllo del governo sbaglia: sono sotto il nostro controllo e dovranno rimanerci, perché noi siamo i legittimi rappresentanti del popolo». Per il premier pachistano i militari, invece di chiedersi come mai non siano stati informati del raid statunitense, dovrebbero interrogarsi su come sia stato possibile che «Osama sia riuscito a vivere indisturbato nel paese per sei anni».





