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CRONACHE

NO, COSÌ NON SI AIUTA IL GIORNALE E NON SI DIFENDONO NEPPURE I POSTI DI LAVORO

Che la situazione di Liberazione sia molto, molto difficile credo essere concetto ben chiaro nella testa dei nostri lettori, dei compagni e delle compagne ai quali stiamo chiedendo (e dai quali stiamo in parte già ottenendo) uno sforzo straordinario, principalmente attraverso la diffusione del giornale e la sottoscrizione di nuovi abbonamenti per colmare il deficit previsto per il 2010, così da potere continuare le pubblicazioni.
Di questo stato di cose e delle molteplici ragioni che l’hanno originato abbiamo fornito ampie e dettagliate spiegazioni sulle colonne di questo giornale. Come pure abbiamo dato conto del formidabile processo di risanamento finanziario messo in atto negli ultimi diciotto mesi, reso possibile dall’attivazione dei contratti di solidarietà e da una drastica (e non indolore) riduzione di tutte le voci di spesa. Come è noto – ma sembra sia necessario ribadirlo – il debito di esercizio per l’anno in corso è stimato dalla società editrice in circa 300mila euro: un risultato che ha del miracoloso e che invece – leggo – il Cdr interpreta, incomprensibilmente, come “un nuovo pesante passivo” creatosi nell’esercizio corrente(!). Una performance che, tuttavia, non basta a mettere in sicurezza il giornale perché anche una cifra di così modesta entità non è ripianabile dal partito-editore. Di qui la campagna che abbiamo promosso per raggiungere, entro la fine dell’anno, il pareggio di bilancio. Un traguardo tutt'altro che irraggiungibile, se tutta la nostra comunità, se tutte le strutture di partito, se le federazioni e i circoli vi concorreranno con il necessario impegno.
Liquidare questa impresa collettiva – come fa in una propria nota il Cdr – come un agitarsi improvvisato e velleitario «per recuperare improbabili risorse economiche nel periodo estivo» o, peggio, attribuire proprio a queste iniziative, fortemente volute dalla direzione e sostenute dal partito, la responsabilità di mettere «inesorabilmente a rischio il prosieguo delle pubblicazioni» è tesi paradossale e del tutto incomprensibile, che nulla ha a che vedere con la legittima aspettativa dei dipendenti di vedere regolarmente retribuito il proprio lavoro.
Il fatto è che siamo in presenza di un problema assai serio di liquidità, comune a molte altre testate che come noi soffrono per l’incertezza dei finanziamenti pubblici destinati ai giornali di partito e di idee, messi continuamente e vigliaccamente in forse, almeno nella loro entità, dal governo. Tutto ciò genera una tensione con le banche che lesinano finanziamenti su crediti la cui esigibilità non ritengono garantita. Questo sta comportando un contraccolpo sulla regolare corresponsione delle retribuzioni che la MRC ha dichiarato di non potere erogare nelle scadenze temporali previste.
I fronti aperti, come si vede, sono due: uno interno, per guadagnare più lettori e portare a compimento l’obiettivo di un giornale che viva per forza propria e in virtù di una riconosciuta utilità da parte del proprio pubblico. L’altro – esterno – per difendere il pluralismo dell’informazione, cioè un pezzo irrinunciabile della democrazia, che perciò deve essere aiutato con l’impiego di risorse pubbliche, certe nella loro disponibilità ed erogate sulla base di criteri trasparenti e verificabili, come abbiamo sin qui inutilmente rivendicato.
Il sostegno a Liberazione, il riconoscimento della sua unicità nel panorama editoriale, gli attestati di solidarietà che ci pervengono da ogni parte e che quotidianamente pubblichiamo ci sono di incoraggiamento a proseguire con coraggio nella battaglia intrapresa, confortati dalla consapevolezza che cessare di esistere rappresenterebbe un danno serio non soltanto per chi in Liberazione lavora, ma per le idee che il giornale incarna e per le speranze, le lotte, le proposte a cui esso dà voce e visibilità.
In questa situazione servirebbe la massima convergenza e unità di tutto il corpo redazionale, la disponibilità – anche – a farsi carico di qualche sacrificio per superare una strettoria complicata, ma non invalicabile. La richiesta avanzata dal Cdr di sospendere le pubblicazioni di Liberazione nel mese di agosto è del tutto contraddittoria con la campagna in atto per rilanciare il giornale, con lo sforzo corale che è richiesto ai lettori e a tutto il partito per generare risorse e fidelizzazione. Nel quadro dato, lo sciopero rischia di retroagire negativamente su questa impresa e comprometterla, contribuendo a segare il ramo sul quale siamo seduti. Mi auguro fortemente che non si superi la soglia oltre la quale il danno sarebbe irreversibile.
Desidero in ogni caso far giungere ancora più forte l’appello a quanti hanno a cuore Liberazione perché la sostengano con una dedizione e con un impegno quale forse mai si sono verificati nella storia di questo giornale.
Dall’inizio della campagna, alla fine di luglio, nel giro di pochi giorni, sono stati sottoscritti 183 nuovi abbonamenti. Qualcosa dunque, faticosamente, è cominciato a muoversi. Lo stesso vale per la sottoscrizione. Ma occorre spingersi molto oltre e a dare l’esempio sono chiamati in primo luogo quei dirigenti, a ogni livello, che ancora non hanno corrisposto a ciò che è lecito aspettarsi da loro.
Ho scritto ripetutamente che le Feste di Liberazione in corso di svolgimento devono rappresentare l’occasione di un rapporto di massa al quale non sia estraneo il tema del giornale. Portarlo ogni sera su ogni tavolo, proporne l’acquisto, fermarsi a parlare con i compagni e con gli occasionali interlocutori può aiutare moltissimo. Poi, a settembre, la campagna crescerà ancora, sviluppandosi attraverso iniziative editoriali ed eventi culturali e politici. Chiunque decida di promuoverne in proprio altri, tanti altri, compirà opera meritoria e probabilmente decisiva.

Dino Greco

in data:03/08/2010

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