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La corsa di Obama per la Casa Bianca passa anche da Zuccotti Park
Sgomberati gli accampamenti, gl indigandos restano in campo e promettono battaglia. Il movimento nato negli Stati Uniti ha l’ambizione di voler cambiare il mondo, che ci riesca si vedrà, quello che è certo è che disturberà non poco la campagna elettorale per la presidenza e potrebbe provocare anche alcune sorprese.
Occupy Wall St. è nata formalmente, anche se il lavoro per costruire la mobilitazione parte da più lontano, il 17 settembre scorso. Una manciata di cittadini americani decisero in quella data, un sabato, di occupare simbolicamente il cuore dell’impero finanziario a New York. All’inizio i media e gli analisti li hanno trattati come elementi folkloristici: giovani hippies che si accampavano con le tende nelle piazze della città per cantare e protestare contro lo strapotere del dio denaro e l’ineguaglianza. Oggi a poco più di due mesi dalla loro nascita Occupy Wall St (OWS) è un movimento che ha contaminato tutti gli Stati Uniti e sta facendo proseliti anche fuori dagli Usa.
Qualunque sarà l’effetto a lungo termine di OWS, i manifestanti sono riusciti a impiantare il concetto di rappresentare quel “99 per cento”, riferendosi alla stragrande maggioranza degli americani (e il suo opposto implicito, “Tu sei l’uno per cento”, riferendosi alla piccola porzione di americani, con una quota di gran lunga sproporzionata di ricchezza), nel lessico politico e culturale.
Questo, ma non solo, incomincia a far paura. E’ di alcune settimane fa la rivelazione che un gruppo di lobbisti americani, legati alle grandi banche erano pronti a lanciare una campagna contro il movimento. In un memo di quattro pagine, firmato dalla società Clark Lytle Geduldig & Cranford di Washington si proponevano all’Associazione dei banchieri americani (ABA) di avviare una vera e propria attività di ricerca su OWS, al fine di «costruire un’immagine negativa» degli appartenenti al movimento, che dovrebbe poi essere «veicolata dai media». Un piano che comprendeva (ma non è detto che sia definitivamente abortito!) sia la compilazione di dossier ad hoc per screditare le persone che protestano, sia il monitoraggio dei loro canali di comunicazione, a cominciare dai social network. Il tutto con un mega-investimento di 850 mila dollari.
OWS spaventa non solo per gli slogan ma perchè incomincia ad incidere. L’8 novembre scorso con un risultato inatteso i cittadini dell’Ohio hanno costretto il governatore ad abbrogare la legge che cancellava i diritti di contrattazione collettiva per 350.000 lavoratori pubblici ed eliminava ciò che rimaneva del potere politico del lavoro organizzato, cioè i sindacati. Il successo in Ohio è niente in confronto a quello che potrebbe succeddere in Wisconsin dove in cittadini hanno messo in moto il procedimento per “licenziare” il governatore, quel Scott Walker che ha aperto la strada a quelle misure legislative volte a limitare l’attività sindacale nel settore pubblico. Si chiamano “recall election”, il potere dei cittadini non soddisfatti dal lavoro dei propri eletti di metterli in discussione e costringerli a presentarsi, di nuovo, davanti agli elettori. In Wisconsin hanno iniziato a raccogliere le firme e dovranno farlo entro il 14 gennaio prossimo. Obbiettivo 540 mila e 208 firme, pari al 25% degli elettori nelle ultime elezioni, per indire automaticamente un referendum sul governatore che, a un anno dall’insediamento, potrebbe così essere mandato a casa. United Wisconsin, il gruppo che sta portando avanti questa campagna, ha dichiarato di voler raccogliere tra le 600 e le 700 mila firme. E sono sulla buona strada se ad oggi sono già arrivati a quota 300mila. Se Walker dovesse davvero essere rimosso in anticipo dal proprio incarico, sarebbe solo il terzo governatore nella storia degli Stati Uniti a fare questa fine ingloriosa.
Quanto accaduto in Ohio e in Wisconsin sono solo i primi segnali di come questo movimento sta incominciando a interagire con il paese. In questi due mesi OWS è cresciuta (ha raccolto donazioni per 600mila dollari), si è organizzata (è nato un comitato per la distribuzione e il coordinamento dei finanziamenti), è capace di comunicare (sul sito è a disposizione di tutti un vero e proprio manuale per la gestire ed usare i media).
La capacità di OWS di mobilitare sarà ora messo alla prova. Infatti dopo due mesi di occupazioni è arrivato il momento di organizzarsi, e in un anno di elezioni presidenziali le ripercussioni potrebbero essere sorprendenti.
Ma chi sono? Sul loro sito si legge: «Occupare Wall Street è un movimento di resistenza senza leader con persone di molti colori, di generi e di ideologie politiche. L’unica cosa che tutti abbiamo in comune è che siamo il 99% che non tollererà più l’avidità e la corruzione del 1%. Stiamo usando la tattica rivoluzionaria della primavera araba per raggiungere i nostri fini e incoraggiare l’uso della non violenza per massimizzare la sicurezza di tutti i partecipanti.
Questo movimento vuole dare più potere alle persone per creare un vero cambiamento dal basso verso l’alto. Vogliamo vedere assemblee in ogni cortile, in ogni angolo di strada, perché non abbiamo bisogno di Wall Street e non abbiamo bisogno dei politici per costruire una società migliore».
Qualcuno li liquida come antipolitici, e forse un po’ lo sono. La loro piattaforma è moderata, niente a che vedere ad esempio con la piattaforma dei no global, ma la crisi finanziaria ha lasciato profonde cicatrici e le loro rivendicazioni sono ormai ineludibili.
E così sono partite le campagne nazionali come “Occupy Students Debt” (www.occupystudentdebtcampaign.com). Sulle spalle degli studenti universitari americani pesa un debito da quasi mille miliardi di dollari. La somma dei debiti accumulati per l’iscrizione ai corsi universitari ha superato le carte di credito come maggior fonte di debito del paese. Da una ricerca dell’Institute for College Access & Success la media dell’indebitamento degli studenti che hanno concluso il loro percorso universitario nel 2010 si aggiri intorno ai 25mila dollari.
La campagna “Occupy Students Debt” propone uno sciopero del pagamento dei debiti. Il primo passo verso lo sciopero consiste in una raccolta firme che gli organizzatori contano possa raggiungere il milione di aderenti. Quello che buona parte degli universitari chiede è che i prestiti destinati allo studio siano erogati a interessi zero. Ci sono poi richieste più radicali, come quella rivolta ai governi federali di farsi carico delle rette universitarie.
Dagli studenti ai lavoratori. OWS ha lanciato l’obbiettivo di bloccare tutti i porti della costa occidentale il prossimo 12 dicembre. L’iniziativa partita da Los Angeles è stata rilanciata da Oakland teatro il 2 novembre del primo sciopero generale dopo 65 anni. La chiusura di tutti gli scali della costa occidentale avverrà in solidarietà alla lotta degli scaricatori del porto di Longview contro la Egt. Da mesi i ’camalli’ di questo grande terminal sulla costa pacifica dello stato di Washington sono in lotta contro la decisione della compagnia di licenziarli per sostituirli con lavoratori non sindacalizzati. «La Egt –si legge nell’appello - è un esportatrice internazionale di cereali che sta cercando di cancellare i diritti dei lavoratori. L’azienda è controllata dalla Bunge Ltd., multinazionale dell’agrobusiness con 2,4 miliardi di dollari di profitto nel 2010 e stretti legami con Wall Street.
Come detto il 2012 sarà l’anno della campagna elettorale per le presidenziali. I due movimenti popolari nati in questi ultimi anni, l’ultra conservatore Tea Party e OWS, giocheranno sicuramente un ruolo. Obama si getterà nelle braccia di OWS? E OWS lo accoglierà? E’ una partita tutta da giocare. Il presidente al momento è uno degli obbiettivi del movimento che lo contesta e lo accusa di aver usato i soldi dei contribuenti per salvare quel sistema finanziario che combattono. Anche adesso Obama guida la classifica quanto a sostengo finanziario dalle grandi banche e finanziarie. Ma in un sistema elettorale bloccato come quello americano se il presidente vuole tornare alla Casa Bianca dovrà concedere qualcosa o almeno tornare quel candidato che tante speranze aveva acceso nel 2008. E potrebbe essere quella la sua unica chance per essere rieletto. Sempre che non sia troppo tardi per convincere gli americani.





