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Javier Cercas, scrittore: «Da Puerta del Sol si rifonda la democrazia spagnola»
«Per la prima volta dalla Guerra Civile in Spagna c’è una generazione che non ha prospettive di migliorare la propria vita. La maggioranza dei giovani non trova lavoro e chi lo trova guadagna meno di mille euro al mese. I ragazzi protagonisti del movimento che è nato in Spagna nell’ultimo anno sono lavoratori precari, studenti universitari, laureati ai quali è stato promesso un futuro che semplicemente non esiste. Perciò si sono ribellati». Con queste parole Javier Cercas, tra i più noti e affermati scrittori spagnoli, docente all’università di Gerona e collaboratore del maggior quotidiano del paese, El Paìs, ha preso pubblicamente posizione a favore del movimento degli Indignados che ha mosso i suoi primi passi proprio in Spagna. Autore di romanzi che sono spesso diventati dei successi internazionali - da "Soldati di Salamina"(2002) a "Il movente"(2004), da "La velocità della luce" (2006) a "La donna del ritratto" (2008), fino a "Anatomia di un istante (2010) e "Il nuovo inquilino" (pp. 144, euro 14,00), uscito da qualche mese, tutti pubblicati nel nostro paese da Guanda - Cercas ha ricevuto a novembre il Premio Salone Internazionale del Libro di Torino.
Dalle manifestazioni che hanno avuto luogo a partire dal maggio di quest’anno e dall’occupazione della piazza della Puerta del Sol a Madrid, ha preso forma in Spagna il movimento degli Ingnidados cui lei ha dichiarato di sentirsi vicino. Perché un intellettuale affermato fa “il tifo” per questa rivolta?
Intanto devo dire che alla definizione di “Indignados” preferisco quella di “Movimento 15 M”, con cui questi giovani sono conosciuti in Spagna, e che fa riferimento alla data delle prime mobilitazioni che hanno avuto luogo il 15 maggio. Il 15 M è senza dubbio il fenomeno più importante e interessante della società e della politica spagnola degli ultimi tempi. Questi giovani mi hanno dato una nuova speranza, mi hanno fatto capire che si può guardare al futuro immaginando che le cose possano finalmente cambiare, e in meglio. Alla base delle loro rivendicazioni c’è l’idea che la democrazia in cui viviamo possa migliorare, crescere, e in qualche modo diventare “più democratica”. E in una fase di crisi della politica europea, il fatto che si sviluppi un simile movimento, concreto, pacifico e interessato a migliorare la realtà in cui viviamo, mi sembra davvero straordinario. Il vero problema con cui si misurano oggi la Spagna e l’intera l’Europa, non è economico, bensì politico: oggi la politica non riesce ad essere più forte dei mercati e questo rende deboli e a rischio tutte le società. Una situazione che proprio i giovani della Puerta del Sol hanno denunciato con forza.
Per la situazione spagnola che cosa ha rappresentato fino ad ora lo sviluppo di questo movimento?
La democrazia perfetta non esiste. Il regime franchista si autodefiniva come una “democrazia organica”, ma in realtà come è noto era una dittatura. Negli ultimi trent’anni, dopo la fine del franchismo, la Spagna è cresciuta economicamente, ha sviluppato le proprie istituzioni democratiche, ma, come si è visto negli ultimi anni di fronte alla crisi economica, non ha saputo coinvolgere tutta la società al momento di fare scelte importanti sul futuro del paese. La Spagna è ovviamente una democrazia, ma che può e deve essere migliorata. Lo slogan dei giovani della Puerta del Sol è infatti “Democracia Real Ya”, Democrazia vera ora, e fa riferimento al fatto che il processo democratico può essere ampliato, può coinvolgere di più e meglio tutti i cittadini. Nel nostro paese i partiti politici hanno troppo potere e, invece di canalizzare e interpretare le aspirazioni degli spagnoli, finiscono per fare i propri interessi, lontani e sordi alle voci che si levano nella società. E’ in questo contesto che crescono e si diffondo i fenomeni di corruzione che sono ormai sotto gli occhi di tutti e che proprio il movimento sorto nell’ultimo anno non si è mai stancato di denunciare.
Il protagonista del suo ultimo romanzo, “Il nuovo inquilino”, è minacciato dall’arrivo di un misterioso personaggio che sembra intenzionato a prenderne il posto dapprima in casa, quindi al lavoro, infine negli affetti. Questo nuovo venuto ha però tutti i “numeri” per soppiantarlo, e il processo appare inevitabile. Non si può dire lo stesso del recente cambio di guida della politica spagnola: il vincitore delle elezioni del 20 novembre, Rajoy, è un vecchio democristiano, come ha fatto ad incarnare “la novità” rispetto alla politica di Zapatero?
Rajoy è in effetti un uomo grigio, un politico senza qualità. E’ vero che non ha vinto tanto per i suoi meriti, quanto piuttosto per i demeriti degli avversari socialisti. Zapatero, che è apparso a buona parte della sinistra europea come un idolo, ha sbagliato molte cose e ha talmente deluso coloro che avevano creduto in lui, me compreso che l’ho comunque votato due volte, che ha di fatto regalato questa vittoria alla destra. Nel 2004, l’anno della sua prima vittoria, Zapatero sembrava aver imboccato la strada giusta, ma poi ha sbagliato tutto. In particolare con l’avvicinarsi della crisi, lo zapaterismo ha perso ogni fascino: il premier non si è accorto di ciò che stava avvenendo e non ha preso alcuna misura per evitare che fossero i più deboli a pagare il conto. Non solo, per correre ai ripari è stato lo stesso Zapatero che si è messo a fare il lavoro sporco per la destra, attaccando il sistema delle pensioni e i salari. Mentre il numero dei disoccupati non faceva che aumentare ogni giorno di più, è stato così proprio lui a costruire il terreno favorevole alla vittoria della destra che è poi arrivata puntualmente nelle recenti elezioni.





