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CULTURA

Indimenticabile Papessa in Frocessione a Verona

Ciao Marcellona,
dal 7 settembre 2010 non ci sei più.
Ti ho salutata per l’ultima volta due giorni prima e non avevi più la forza per aprire gli occhi. Anche il peso del piccolo cagnolino Ettore sul tuo letto era troppo per te. Eppure hai trovato la forza per tendere le tue braccia e stringermi in uno di quei tuoi abbracci. Non mi hai detto «ammoreee» come al tuo solito, e da lì ho capito che non avevi più bisogno di interpretare la tua parte per nascondere tutta la tua dolcezza e la tua tenerezza. La tua parte era conclusa.
La tua parte?
Ma quante parti hai sostenuto sulle tue spalle? Quanti i corpi di cui hai saputo vestire i tuoi sentimenti, la tua caparbietà, la tua onestà, la tua fantasia, la tua generosità e lealtà?
Nessuno lo sa, ma in tanti e tante di noi ne conoscono alcune, solo alcune. E quanti ricordi-storie-momenti dovremmo mettere insieme per avere una Marcellona a tutto tondo?
La tua è una vita che si potrebbe raccontare per aneddoti, e chissà per quanto tempo si parlerà di te e del tuo Ciao su cui, nel tuo periodo di “enorme”, sfrecciavi per le strade di Bologna. E il Ciao non si vedeva. Anche la tua cinquecento fu mitica: non ho mai capito come facevi ad entrarci, ma soprattutto ad uscirne.
E su quanti carri e furgoni hai attraversato le manifestazioni romane del movimento? Ma la nostra Papessa a Verona nella Frocessione del 2006 la facesti a piedi, ed eri molto più credibile tu della Papessa Ratzinger che nel frattempo sfilava sulla papamobile dall’altra parte della città. Tu, imponente e a piedi, hai sfilato accanto alla Verona povera dei gay, delle lesbiche, dei e delle trans, delle prostitute, dei e delle migranti. Quell’altro, motorizzato, fra la Verona-bene del denaro e dell’opulenza. Eppure il tuo vestito era molto più bello del suo.
Soltanto la storia dei e delle perdenti – quella che non sarà mai scritta – potrebbe renderti giustizia.
E così so che non avrai giustizia, ma questo lo avevi messo in conto. Quello che non hai mai voluto mettere in conto, che non hai mai accettato, sono l’ingiustizia e la povertà di cui soffriva – e soffre – chi stava – e sta – intorno a te. Con il piccolo insignificante particolare che intorno a te sentivi il mondo intero, anche quello che di te non si occupava.
Non ricordo più la prima volta in cui ci siamo incontrate ma tu, una volta su due in cui ci vedevamo, mi ricordavi come per te era stato importante il mio invito ad una iniziativa a Verona, riconosciuta dalle istituzioni e realizzata solo da donne nei primi anni ‘90. L’invito di una donna – lesbica per giunta – a lavorare in un gruppo di donne. E dicevi: che beellooo! E sorridevi.
Non mi hai sorriso domenica, ma i tuoi occhi si sono allargati quando ti ho detto che stavamo portando a termine una delle tue ultime iniziative. E poi si sono riempiti di lacrime quando mi hai detto: «Forse io non ce la farò…». Non hai finito la frase: «… ad esserci».
Non abbiamo mai parlato molto io e te. Sempre di ricordi, e i ricordi non hanno quasi bisogno di parole. E spesso la nostra memoria comune non era necessariamente situata nel passato.
Il ricordo più bello che ho condiviso e condivido con te è situato in un tempo futuro, e sapevamo che né tu né io l’avremmo mai visto.
Ed è il ricordo di quel mondo migliore possibile per cui, a volte nello stesso luogo ed altre in luoghi diversi, abbiamo combattuto. Su barricate diverse, magari, ma che sempre hanno guardato nella stessa direzione.
E l’allargarsi dei tuoi occhi l’altro giorno me l’ha ancora una volta fatto intravedere, così come tu lo vedevi.
Così come questa lettera che ti scrivo: scrivo pubblicamente a te proprio oggi, quando non ci sei più a leggerla, per il semplice motivo che io ancora ho una parte da fare, perché so che tu quella felicità per un’azione politica concreta l’avresti voluta condividere con il mondo intero, perché non era rivolta a me, ma a tutte e tutti gli “ammoriiii” della tua vita.
Ed è a loro che consegno la felicità dei tuoi occhi, così come il tuo abbraccio e il tuo grazie per essere stati e state nella tua vita.
Ciao Marcella.

Graziella Bertozzo

in data:09/09/2010

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