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Il comunicato del direttore di Liberazione
Il comunicato della rappresentanza sindacale - qui pubblicato per intero - intende in ogni sua piega accreditare la seguente rappresentazione dello stato delle cose: l'editore di Liberazione, il Prc, atterrito e confuso per il taglio pari al 70% del fondo per l'editoria (per noi vale 2 milioni di euro) e in preda ad una sorta di “cupio dissolvi", vuole ad ogni costo chiudere il suo giornale, suicidarsi, insomma, cogliendo - incidentalmente - l'occasione per liberarsi dei giornalisti “non allineati"; poi, fa anche di peggio, mostrandosi capace di malandrina furbizia, perché intende intascare ugualmente la residua quota parte del finanziamento pubblico, resuscitando un finto giornale, fatto da una finta redazione: in sostanza, truffando i cittadini. Infine, quello che viene definito l'atto “più insensato", la “decisione più assurda", quella - mossa da intenti punitivi - di fermare la produzione del giornale in pdf e persino del sito attraverso il ritiro delle password, privando così i lettori del loro giornale che con tanta generosità si era sino ad ora pubblicato. Quanto al direttore, al sottoscritto, non si risparmia (ma si è fatto di molto peggio) l'accusa di essere animato da una protervia antisindacale che ne oscura “l'importante passato di sindacalista".
Ebbene, se le cose stessero davvero così, saremmo tutti passibili, se non del codice civile, o di quello penale, almeno di quello della storia, della nostra piccola storia, ovviamente. Ma la verità è ben diversa, e sebbene mi sia interrogato sull'opportunità di tornarvi nuovamente sopra, converrà - una volta per tutte - provare a ristabilirla, affinché non restino dubbi, zone d'ombra, omissioni e nessuno spazio sia concesso a quanti oggi sono impegnati in un'offensiva, questa sì politica, contro il Prc e il suo giornale.
Vediamo. Ormai anche i sassi dovrebbero avere compreso che col salasso che ci è stato luciferinamente somministrato non si va da nessuna parte e che non possedendo il Prc nessuna risorsa da mettere nel giornale, essendogli precluso ogni accesso al credito e non potendo neppure più permettersi - come fatto abbondantemente in questi anni - di anticipare la liquidità indispensabile, è posto con le spalle al muro. Continuare senza sapere dove si poggiano i piedi, in queste condizioni, significherebbe esporre il giornale - e a cascata il suo editore - al fallimento certo. Chi trascura tutto ciò e invocando immarcescibili principi chiede di andare avanti ugualmente spinge davvero al suicidio Liberazione, sconta (e c'è chi non se ne dorrebbe) la perdita della testata a cui altri forse guardano con interesse. Questo il partito non se lo può permettere. E non accadrà. Dunque, nel mentre è in corso la battaglia per la reintegrazione del fondo, si tratta di diminuire i giri del motore e commisurare il passo alla lunghezza della gamba, senza permettersi disinvolture amministrative che sarebbero fatali. Il piano presentato, il ricorso massiccio alla cassa integrazione sono dunque finalizzati ad evitare il tracollo, a salvare, non ad affossare il giornale. Quel piano prelude poi ad una seconda fase - totalmente ignorata dai nostri asprissimi critici - quella in cui, una volta compreso se e di quanto crescerà il finanziamento pubblico, potremo rimodulare il progetto editoriale, sapere ciò che sarà lecito e responsabile permettersi, quale struttura redazionale mantenere, quanti stipendi la Mrc potrà continuare - come fatto regolarmente sino ad ora - a pagare. La sottoscrizione avviata fra i nostri lettori e fra i nostri militanti, nella quale stiamo impegnando ogni energia, non potrà che aumentare le nostre chance di ripresa. Di questo e non di altro si tratta.
Ma allora, perché la decisione di chiudere il giornale in pdf e persino il sito? Semplicemente, perché il Cdr si era arrogato il diritto di decidere - in base a proprie unilaterali considerazioni - quando il giornale dovesse uscire e quando no, esautorando la direzione da qualsiasi voce in capitolo e giungendo sino ad impedire l'uscita dell'edizione già pronta di mercoledì, con l'editoriale del direttore che lanciava forme inedite di mobilitazione e di sottoscrizione proprio per sostenere il giornale che ci si accusa di voler chiudere. Si è così irrimediabilmente rotto il rapporto di lealtà che aveva indotto la direzione a condividere con convinzione la proposta avanzata dai lavoratori di produrre il giornale anche in regime di ferie.
Ancora: siamo stati costretti a chiudere l'on line dopo l'ennesima incursione sulla home page del sito compiuta da alcuni giornalisti i quali, utilizzando le password loro assegnate per il normale lavoro redazionale, soverchiando le prerogative della Direzione e violando platealmente le norme contrattuali, avevano pubblicato un proprio “editoriale" contro il direttore, tacciato, niente meno, che di comportamento antisindacale. Che consisterebbe - udite udite - nell'avere accettato l'offerta del settimanale Left di pubblicare sulle proprie pagine la testata di Liberazione contenente, fra l'altro, un editoriale del direttore medesimo e l'articolo di un collega. Analoga offerta solidale - per aiutare il nostro giornale non più in condizione di andare in edicola - era stata fatta da “il manifesto" e da “l'Unità", ma il Cdr aveva impedito che si concretizzasse perché ritenuta lesiva delle ragioni dei lavoratori nella vertenza in atto (!). In questo clima pesantissimo, segnato da un'insostenibile tensione e da recidive incursioni corsare che nessun giornale e nessun editore tollererebbero mai, siamo stati costretti a correre ai ripari.
P.S.: Il Corriere della Sera di oggi pubblica, a firma di Sergio Rizzo, un articolo che sposa totalmente l'attacco del Cdr contro il Prc, mettendo nel proprio ventilatore (e che ventilatore!) tutte le velenose accuse che sono state mosse - senza alcuna ingenuità - contro di noi. Liberazione “Bene comune?" Sì, ma di chi le vuol bene sul serio. Chi invece avvelena i pozzi sta facendo un altro mestiere.





