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CULTURA

Ian Buruma sulle tracce di Tocqueville

il saggio "Domare gli dei"

Profondo conoscitore della cultura orientale, di Ian Buruma si può però parlare soprattutto come di uno dei maggiori studiosi internazionali dei processi di globalizzazione. Docente di Democracy, Human Rights and Journalism al Bard College di New York, questo intellettuale, nato a l’Aja ma naturalizzato britannico, esperto di letteratura cinese e della cultura del Giappone, ha pubblicato, tra i suoi numerosi lavori, "Occidentalismo. L’Occidente agli occhi dei suoi nemici" (con Avishai Margalit, Einaudi, 2004) e "Assassinio a Amsterdam. I limiti della tolleranza e il caso Theo Van Gogh" (Einaudi, 2007), due testi che misurano, in epoche e contesti diversi, proprio i successi e le fratture conosciuti nell’incontro e nel confronto tra popoli e culture. Ora, con un volume uscito di recente nella collana degli Anticorpi di Laterza, "Domare gli dei" (pp. 138, euro 15,00), Buruma indaga un tema di crescente attualità, vale a dire il rapporto tra religione e democrazia nello scenario globale di oggi. Muovendo dal quesito che si poneva Alexis de Tocqueville a metà dell’Ottocento all’atto di analizzare il sistema politico e sociale degli Stati Uniti, lavoro che avrebbe poi visto la luve nel suo celebre studio "La democrazia in America", lo studioso di origine olandese si chiede «cosa occorre, oltre alla libertà di parola e al diritto di voto, per tenere insieme società democratiche? E’ sufficiente lo Stato di diritto, o abbiamo bisogno di etica e usanze comuni? E qual è il ruolo della religione in tutto ciò? E un aiuto o un ostacolo alla democrazia liberale?». Forte di questo illustre predecessore, Ian Buruma focalizza la propria attenzione in particolare su tre vicende: il rapporto tra Chiesa e Stato in Europa e negli Stati Uniti, il ruolo giocato dall’autorità religiosa in Cina e Giappone e le sfide dell’Islam nell’Europa contemporanea. Buruma utilizza la lezione di Tocqueville, che sosteneva che la democrazia statunitense poté costituirsi «perché gli americani condividevano una fede cristiana, e nello specifico protestante, i cui liberi rappresentanti osservavano netti confini tra le loro Chiese e lo Stato democratico», per valutare se questa sia oggi la caratteristica dominante nei rapporti tra fede e politica nel mondo. «Sostenere che la religione organizzata sia incompatibile con la democrazia liberale sarebbe assurdo, ma restano le tensioni tra autorità laica e religiosa», spiega infatti Buruma che nota come proprio negli Usa, specie nel corso degli ultimi trent’anni, «l’influenza del cristianesimo evangelico nell’arena politica» sia fortemente cresciuta «soprattutto come forza di destra, conservatrice». Più in generale, sottolinea l’autore di <+CorsB>Domare gli dei<+TondoB>, «la fede religiosa, il desiderio di risposte metafisiche a questioni che non possono essere affrontate razionalmente, il bisogno e il diletto del rituale mistico e della speculazione spirituale» sono tutt’altro che destinate a scomparire. Che si tratti delle tradizioni monoteistiche, che si presuppone comunemente siano più toccate dalle forme di dogmatismo religioso, in molti, a detta di Buruma, sembrano credere che «soltanto i credenti nell’unico Dio sviluppino una violenta intolleranza verso altre fedi», o del modo in cui «la fede religiosa possa aver favorito o intralciato lo sviluppo di istituzioni democratiche in Asia». Nel riassumere il senso della sua ricerca, che indica con molti esempi come “il ritorno della religione” caratterizzi sempre più il mondo in cui viviamo, lo studioso si dice però convinto almeno di una cosa: «Nella riflessione sui problemi di religione e democrazia, il nodo centrale è come impedire che passioni irrazionali sfocino nella violenza. Spinoza, che non era un uomo religioso, credeva che la religione andasse bene, ma solo a certe condizioni rigorose. La fede doveva indurre le persone a comportarsi in modo amorevole e pacifico, non doveva mai immischiarsi nell’indagine razionale e doveva sempre sottostare al controllo dei governanti dello Stato laico. Non sono sicuro di concordare sull’ultimo punto, ma i primi due sono ineccepibili».

Gu.Ca.

in data:10/12/2011

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