POLITICA
Editoria, da Ciarrapico ad Angelucci, senza riforma resteranno solo loro
Lo ha detto con grande chiarezza nel giornale di ieri Giuseppe Giulietti. Perseverare nel non voler fare pulizia tra le tante testate che vivono grazie al contributo pubblico è uno degli alibi per minare l'esistenza di quei giornali che con la loro esistenza contribuiscono a mantenere in vita la democrazia e la libertà di stampa. Questa, tanto per cominciare a fare la lista, non vale per esempio per tante testate di area Pdl. Che usufruiscono di finanziamenti importanti proprio perché giornali legati al potere dell'ex premier Berlusconi. Non bisogna sforzare troppo la memoria per ricordare Libero dell'editore Angelucci, Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Oggi Nuovo Molise di Giuseppe Ciarrapico, un uomo che ha fatto del fascismo, dell'andreottismo e del berlusconismo le sue ragioni di vita. Ed è grazie a Gianfranco Rotondi, già ministro di Berlusconi, che vive La discussione come pure Il Foglio di Giuliano Ferrara grazie al sostegno di Marcello Pera, senatore del Pdl ed ex presidente del Senato. Sono insomma più o meno dei quotidiani di partito senza esserlo però. Basta avere, come si evince dalla lista che abbiamo fatto, delle firme compiacenti, degli uomini giusti collocati nel partito giusto. E' stato il caso anche dell'Avanti di Valter Lavitola, che ha intascato 2,5 milioni di euro. A volte si tratta di giornale che non arrivano neanche in edicola e solo con una copia tanto per far vedere che esistono. Inspiegabilmente - perché si tratta di giornali-passatempo diciamo così, la cui esistenza è gradevole ma non dirimente per la democrazia e la pluralità dell'informazione - ricevono denaro pubblico, come dice Comuniclab, anche riviste che si occupano di turismo, gastronomia, musica, giornali parrocchiali, sportivi. Se Mari e Monti riceve solo 84mila euro Il Mucchio Selvaggio, mensile musicale che si occupa di rock, prende la non indifferente cifra di oltre mezzo milione. Ecco comunque, come promemoria, a quali tipologie di giornali vanno attualmente i pochi contributi che sono rimasti nel fondo: quotidiani editi da cooperative di giornalisti (Art. 3 comma 2 Legge 250/1990); quotidiani editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali (Art. 3 comma 2 bis Legge 250/1990); contributi per quotidiani editi e diffusi all'estero (Art. 3 comma 2 ter Legge 250/1990); contributi per periodici editi da cooperative di giornalisti (Art. 3 comma 2 quater Legge 250/1990); contributi per testate organi di partiti e movimenti politici che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle camere o rappresentanze nel parlamento europeo ovvero che, essendo state in possesso di tali requisiti, abbiano percepito i contributi alla data del 31.12.2005, o che siano espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del parlamento italiano (Art. 3 comma 10 L n. 250/1990 e Art. 20, co. 3 ter del D.L. n. 223/2006 convertito dalla L n. 248/2006); contributi per imprese editrici di quotidiani o periodici organi di movimenti politici, trasformatesi in cooperativa entro e non oltre il 1° dicembre 2001 (art.153 legge 388/2000); per finire, contributi alle imprese editrici di periodici che risultino esercitate da cooperative, fondazioni o enti morali ovvero da società la maggioranza del capitale sociale delle quali sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali, che non abbiano scopo di lucro (art. 3 comma 3 legge 250/1990). Troppo soggetti che servono per dire che di soldi non ce ne sono, per nessuno. Per questo serve una riforma, il più velocemente possibile. Questione, è il caso di dirlo, di vita o di morte. V.B.





