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Cantona ha fatto la finta. E come al solito ci son cascati tutti


Eric si candida. E invece no: voleva “solo” provocare il sistema

Non gli è servito neanche parlare, come faceva nelle sue conferenze stampa in cui mandava in confusione i giornalisti con proverbi inventati, monologhi beckettiani, battute surreali. E’ bastata una lettera inviata alle persone giuste e nel momento adatto, per riempire le prime pagine dei giornali (la nostra compresa). Come faceva da calciatore, ha fintato a destra e ci ha infilato a sinistra. Eric Cantona- attualmente in una fortunata tournée teatrale (abile scusa con cui ieri aveva evitato anche gli amici), non si candida, come d’altronde avevamo intuito nell’ultima colonna del giornale di ieri. Anche se non ne saremmo così sicuri, è probabile che abbia voluto vedere l’effetto che fa. Voleva semplicemente far parlare tutti noi di quello che voleva lui, e ci è riuscito. Ci ha mostrato la strada, non la scorciatoia di un passaggio facile, di un catenaccio rinunciatario, ma il dribbling decisivo di chi vuole vincere dando spettacolo. Anzi, di chi vuole rimontare. Eric Cantona, meglio di qualsiasi leader burocrate- di quelli che ultimamente l’Europa ama chiamare in suo soccorso- ha saputo centrare la strategia giusta. Anzi, continuando nella metafora sportiva, la tattica vincente. Con la sua mossa situazionista di sollecitare 500 sindaci sui problemi primari della società moderna- povertà diffusa, ormai epidemica, il dramma degli alloggi in Francia (il centro della sua ultima battaglia), la disoccupazione, l’immigrazione- e di far credere a una sua candidatura presidenziale, ci ha voluto dire quello che diceva ai compagni in campo: la miglior difesa è l’attacco. Alla recessione, alla crisi, si risponde con scelte radicali, con politiche coraggiose, non puntando sui singoli ma sulla squadra. Laddove si scelgono “campioni” delle big- i “dream team” (ma bisognerebbe chiamarli nightmare team, piuttosto) della Goldman Sachs e delle sue consorelle si infiltrano gioiosamente nelle nostre classi dirigenti disastrate- Cantona ci dice che dobbiamo puntare sui vivai- quindi sui giovani- e sul rispettare le regole del gioco, perché tutti possano vincere. E possano farlo davvero senza partite comprate, arbitri venduti e campionati addomesticati. Ha fatto tutto ciò con la complicità dei ragazzacci di Liberation, che hanno pubblicato la missiva con cui ci ha regalato una delle sue finte migliori, trasformando una sfida impossibile in una partita da vincere. Dovesse far firmare i 500 sindaci, la sua istanza diverrebbe un punto forte e ineludibile dell’agenda politica di chi correrà davvero per l’Eliseo. Cinquecentomila alloggi in più, di cui 150.000 popolari: ecco la richiesta del suo team attuale, la Fondazione Abbé Pierre, ecco il nuovo campionato da vincere per Eric. Ha iniziato con un colpo di tacco, ora tifiamo per una tripletta: le firme, una legge, la loro realizzazione. Perché questo mondo, e Cantona lo sa, ha bisogno di radicali liberi come lui, e non di sobrietà e moderazione. Una vera rivoluzione la vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…

Boris Sollazzo

in data:11/01/2012

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