SPETTACOLI
Benvenuti: «Siamo tutti Dr. Jekyll e Mr. Hyde!»
Il dottor Henry Jekyll, dopo attenti studi sulla psiche umana, giunse alla conclusione che “l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”. Questo scienziato è un personaggio inventato, il protagonista del romanzo di Robert Louis Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” del 1886. Mentre Sigmund Freud iniziava i suoi studi sull’isteria, Stevenson si occupava già della scissione della personalità. In attesa che il padre della psicoanalisi decidesse di osservare gli effetti della cocaina, Stevenson scrisse di una “pozione” che esalta le inclinazioni più oscure dell’animo umano. Il regista Giancarlo Sepe ha ideato un musical di atmosfera vittoriana ispirandosi al testo dello scrittore scozzese, “Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Sogni e visioni” ancora in scena al teatro Eliseo di Roma con Alessandro Benvenuti, Rosalinda Celentano, Alice ed Ellen Kessler, e quindici giovani attori. Molti brani dal repertorio di Amy Winehouse, Lou Reed, Radiohead, Moby ed altri.
In un momento particolarmente drammatico per il nostro Paese, possiamo ragionare sul “teatro”, sulle sue difficoltà e sulla crisi generale della cultura?
A volte definirsi in crisi aiuta a mascherare le vere crisi personali. Ogni periodo si offre per quello che è. Le persone che ci vivono dentro hanno il potere di cambiare le cose. Io non ho il potere di un capo di stato, di un primo ministro, di un grande industriale, del “padrone occulto del mondo”. Sono un artista, mi piace definirmi così: è una sfida con me stesso. Diciamo che c’è un momento di difficoltà economiche molto duro che spegne gli entusiasmi di eventuali finanziatori. Non ci sono eccedenze di denaro da investire in attività culturali, si pensa piuttosto alla sopravvivenza, e quindi siamo in guerra in una giungla piena di animali feroci. Ma le persone che hanno delle cose da esprimere continuano a farlo, semmai limitando i mezzi, cambiando pelle, cambiando i modi di giungere al pubblico. Se hai una “verità” da comunicare e la necessità impellente di farlo, riesci. Sette anni fa ho deciso di fare spettacoli che costavano pochissimo. Ho capito che c’erano tanti piccoli teatri di provincia, nei paesini, dove c’era un pubblico meraviglioso in attesa. Ho ridotto luci e scene al minimo indispensabile e sono andato lì dove c’era più bisogno di teatro.
Uno di questi spettacoli a basso costo era un concerto dedicato a De Andrè o sbaglio?
Si, dedicato al disco “Storia di un impiegato” nel decennale dalla scomparsa del cantautore. Un album scomodo, così lo definiva lo stesso De Andrè. Gli ottimi musicisti che mi accompagnavano fanno parte di una banda di paese, “La banda improvvisa” della Val d’Arno, e prendevano solo un rimborso spese. Costava più di tutto l’impianto fonico!
Ma parliamo di questo suo ultimo impegno, un musical da “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”.
E’ la prima volta che lavoro con Sepe. Ma siamo partiti insieme molti anni fa. Avevamo lo stesso “mentore”, Franco Martini che era il direttore artistico della Versiliana e che fu il primo produttore sia di Giancarlo che mio con i Giancattivi. Quindi ci “annusavamo” da tempo. Ci siamo ritrovati a lavorare insieme senza tanti salamelecchi, senza quell’intimità posticcia che spesso nasce tra i componenti di una compagnia teatrale. Lui è molto schivo, riservato, io non sono da meno. La nostra “orsitudine” ci avvicina, ci caratterizza. Non mischiamo l’affetto con l’effetto. I sentimenti con il lavoro. Mi ha posto delle condizioni precise del tipo “non c’è un copione preciso, posso cambiarti il testo fino all’ultimo momento”. Io ho accettato e lui così ha fatto!
Come mai non ha interpretato il dottor Jekyll?
Uno degli attori rappresenta Jekyll perché ci serviva un corpo, ma per Sepe siamo tutti noi Jekyll e Hyde, quindi non ha voluto renderlo protagonista. Utterson è quello che racconta la vicenda, senza di lui non conosceremmo Jekyll. Il romanzo è molto particolare, è fatto di testimonianze postume, di lettere, di ricostruzioni. Bene ha fatto secondo me Sepe a non fare come il cinema americano che, per esigenze di botteghino, ha creato dei personaggi femminili mentre nel romanzo le donne non ci sono. Nella prima stesura, che la moglie di Stevenson volle fosse modificata, erano più accentuate l’omosessualità e la misoginia. La signora Stevenson aveva paura della censura ma anche che il pubblico e la critica rispondessero negativamente all’inconsueta opera di uno scrittore noto soprattutto come autore per ragazzi.
Perché ci sono le Kessler, che tornano al teatro in Italia dopo trent’anni?
Per due motivi fondamentali. Il regista aveva bisogno di un segnale forte sul dualismo e quindi l’idea di due sorelle omozigotiche come loro, due icone poi, ci stava bene. Il bianco e il nero, come nel manifesto dello spettacolo dove una è la sposa in chiaro e l’altra quella in scuro. L’altra ragione è legata alla volontà di fare una ditta teatrale dai forti contrasti, “strana”: Benvenuti, Rosalinda Celentano e le Kessler. Rosalinda è quasi una creatura “aliena” dolce e disperante. Tutto sommato un cast che ha, come dire, impaurito il mercato. Ma invece questo a me piace. Le Kessler si ritrovano in contesto sicuramente inusuale per loro, dove vengono “smontate” da Sepe. Quindi dimostrano notevoli dosi di autoironia e di coraggio.
E dopo “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”, in giro per l’Italia fino a marzo, che farà Benvenuti?
Tornerò a dedicarmi alla musica. Sto lavorando ad un progetto per un cd, un libro, un audiolibro, un documentario e vari materiali per youtube. Ho scritto parole e musiche per quattordici brani che ripercorrono sessant’anni di storia d’Italia. Il disco uscirà il 16 febbraio e si intitola “Zio Birillo. Storie di acide amenità”. Sarà presentato in concerto in quel giorno a Milano.





