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#occupyLiberazione Artesio (Fds Piemonte): «Su Liberazione non si può ragionare solo in termini economici»
Eleonora Artesio, da trent’anni nel Consiglio Regionale del Piemonte, già assessore all’Istruzione, alle Periferie, alla Solidarietà e alla Sanità, e dal 2010 capogruppo della Federazione della Sinistra nello stesso Consiglio, interviene sulla crisi dell’informazione e sui tagli al finanziamento pubblico all’editoria, decisi da Berlusconi e confermati da Monti, che colpiscono molte testate, a partire da "Liberazione". Artesio sottolinea l’importanza e il ruolo dei giornali di partito per la sinistra e i comunisti in particolare e riflette su come intervenire per salvare "Liberazione".
Artesio, “L’Unità” un tempo, “Liberazione” oggi: come è cambiato il rapporto tra partito e giornale?
Io vengo dal Pci, leggevo "L’Unità", un giornale di ricerca e posizione per i militanti e non solo. Con "Liberazione" la lettura degli elementi di cronaca politica nazionale è risultata più segmentata, meno continua ed organica. Mi sono sempre chiesta se il giornale di una comunità politica, espressione della propria voce quindi, sia un elemento di base, e quanto "Liberazione" fosse vissuta così. Sull’"Unità" non ho dubbi, ovviamente. Dagli abbonamenti e dalle vendite del nostro giornale non si direbbe. Probabilmente il popolo di Rifondazione è una comunità d’opinione che non ha bisogno di avere il proprio quotidiano come strumento di formazione politica.
La questione “Liberazione” si può perciò leggere nell’ambito di un quesito più generale sulla fisionomia che vuole avere questo partito: cosa siamo?
Nel concreto penso che il nostro quotidiano abbia due ordini di problemi: i giornali di partito che esercitano funzioni politiche hanno avuto un storia nobile ma forse questo non è più il loro tempo. Esistono poi problemi di carattere interno: i guai del giornale non possono essere interpretati con una lente solo economica. Se noi professiamo l’idea che possano esistere vie diverse da quelle di stampo economico all’interpretazione della realtà, dobbiamo avere la forza di metterle in pratica. La dimensione del consumo, dei margini economici non può risultare l’unica via da seguire per tutti coloro che fanno parte di Rifondazione Comunista.
Quindi cosa si potrebbe fare ora concretamente per “Liberazione”?
Capisco che le idee di cui parliamo spesso possono sembrare solo poetiche e illusorie se sottoposte al vaglio dell’economia. Ciò detto, il buco economico non può però essere considerato la stella polare cui far ruotare intorno tutto il resto. Lo stato di impasse deve essere superato attraverso il rafforzamento del confronto sindacale nel quale provare ad esanimare tutte le proposte. E’ necessario poi interrogarsi su quali siano le forme di comunicazione su cui si formano le opinioni oggi. Certo ci sono movimenti che hanno grande successo... ma che non cercano l’interpretazione e non cercano confronto: “mi piace”, “non mi piace”, non è ciò che vorremmo da una eventuale nostra futura voce politica. Certamente tutto passa attraverso una “conditio sine qua non”: aprire con altri soggetti interessati una vertenza con Monti relativa al finanziamento dell’editoria. Mi piacerebbe molto, e vorrei convincermi che è possibile. C’è qualcuno al lavoro su questo?
Ti riferisci alle modalità di comunicazione del “Movimento 5 stelle” di Beppe Grillo?
E’ necessario scegliere cosa si vuole: se la comunicazione deve servire a costruire un elemento confermativo e basta oppure creare un apprendimento. Io credo che con i giornali di partito come "Liberazione" vi è la possibilità di non essere indottrinati ma sollecitati. Chi invece ha costruito un’area di consenso con internet semplifica la realtà in bianco e nero per ottenere consensi facilmente spendibili. Non si tratta di uno spazio pubblico bensì di un ring. Un luogo in cui pugili si confrontano con forme verbali molto violente. Non vorrei mai quindi che "Liberazione" seguisse quella strada.
“Liberazione” muore, “il Manifesto” e molti altri anche. Vendono poco, è giusto che scompaiano: è questa la vulgata più diffusa tra i grillini. Cosa ne pensi?
Penso che sia l’ennesima espressione di una doppia anima del movimento di Grillo che apparentemente è verbosamente è l’espressione del popolo ma sostanzialmente, intimamente e fortemente è, non voglio dire liberale perché non lo sono, ma economicista e materialista sì. Le liti violente che si sono scatenate al loro interno causate dalla partecipazione di un consigliere regionale ad una corteo della Cgil raccontano d’altronde quale sia il vero “profilo sociale” del movimento. Una cultura che non ha nulla di diverso dalla competizione selvaggia degli ultimi vent’anni. Da questo punto di vista non sono altro che la coda di una ideologia che discredita tutto ciò che è pubblico. Al capitolo “costo della politica” ci sono chiaramente molti abusi e c’è la necessita di forti correzioni. Ma il “corpo democrazia”, giornali di partito compresi, non può essere fatto a pezzi in nome di nuove crociate che selezionano chi deve sopravvivere e chi invece è economicamente inutile.





