SPETTACOLI
Amianto, la fibra killer. La storia continua
A Milano, al teatro della Scala, che aveva un sipario taglia fuoco in amianto, si sono registrati negli ultimi anni tre decessi per mesotelioma pleurico: il macchinista Enzo Mantovani, il siparista Domenico Asta e il vigile del fuoco Roberto Monzio Compagnoni. La moglie di Mantovani, morto nel 2000, ha ottenuto dal tribunale del lavoro il riconoscimento della colpa dell'ente teatrale e 202 mila euro per danni. Una sentenza che conferma la connessione diretta tra l´esposizione alle fibre di amianto e la grave forma tumorale. Enzo Mantovani, nato nel 1944, fu assunto alla Scala nel 1971 e ci lavorò come macchinista per 26 anni, addetto non solo allo spostamento della "pattona" (un telo per insonorizzare e proteggere dagli incendi largo 17 metri e alto 12, pesante una tonnellata), ma anche ad altre operazioni che prevedevano l´uso di coperte di amianto. L´azienda non gli aveva mai fornito maschere o altri strumenti di protezione, nonostante il fatto, come è scritto nella sentenza, che "già negli anni Sessanta era ben nota nella letteratura scientifica la nocività dell´amianto". La Scala è stata ritenuta responsabile di mancata adozione di strumenti di prevenzione e di tutela della salute dei dipendenti. A Roma, nel grande quartiere dell’ Eur, dopo che il 24 luglio 2008 l’amministrazione comunale ha fatto implodere il Velodromo, "la miglior pista ciclabile del mondo" realizzata per le Olimpiadi del 1960, che conteneva 130 kg in cemento amianto e 4.535 kg di altri materiali sempre contenenti amianto, tutti dissolti in una grande nube bianca che si è sollevata nel cielo, è stata avviata dal Comitato Amianto Velodromo una class action contro i responsabili. Primo risultato positivo: il 18 ottobre di quest’anno il Pubblico Ministero ha modificato il capo di imputazione da "getto di cose pericolose" (reato estinguibile con una multa di qualche centinaio di euro) a "disastro colposo" (reato non oblabile). La prima udienza del processo era prevista per il 17 novembre ma è stata rinviata al 15 dicembre.
A Torino invece la procura ha iscritto nel registro degli indagati 12 persone fra capi si Stato Maggiore ed altri ufficiali della Marina italiana in servizio nel ventennio tra il 1980 e il 2000. L’imputazione sarebbe "disastro colposo e omissione dolosa di cautele infortunistiche" a fronte di 223 marinai morti per le varie forme di tumore riconducibili all’esposizione all’amianto presente sulle navi.
A Padova nel gennaio 2010 è stata aperta un’inchiesta dopo la morte di oltre 500 militari in servizio a Monfalcone, La Spezia e Taranto. Risulta inoltre che, già prima di questa inchiesta, il Ministero della Difesa abbia pagato due indennizzi, rispettivamente di 800mila e di 850mila euro, alle famiglie di un comandante e di un maresciallo deceduti entrambi.





