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Islanda al voto, un referendum per non pagare i debiti della banca
Urne aperte in Islanda per il referendum sui rimborsi a Londra e L'Aja delle perdite causate ai risparmiatori di Gran Bretagna e Olanda dal fallimento della banca Icesave. Le operazioni di voto sono cominciate alle 9 e si concluderanno alle 22. A indire la consultazione popolare era stato, lo scorso gennaio, il presidente della Repubblica, Olafur Ragnar Grimsson, in seguito alle proteste con cui la popolazione aveva accolto il varo, da parte del Parlamento di Reykjavik, della legge con la quale l'Islanda si impegnava a restituire, da qui al 2014, 3,9 miliardi di euro anticipati dalle autorità inglesi e olandesi ai circa 300.000 loro cittadini clienti della Icesave.
Dal voto islandese, circa 225.000 di elettori, è atteso , secondo tutti i sondaggi, una valanga di no e minaccia di far precipitare l'isola in una crisi ancor più profonda. L'ultima inchiesta prevede un abbondante 74% di no all'accordo, un chiaro segnale di protesta nei confronti del governo da parte dei contribuenti islandesi, che non intendono pagare, a qualsiasi prezzo, la fattura di Icesave. Il governo islandese ha fatto sapere ieri che non si dimetterà in caso della probabile vittoria del "no" al referendum; il primo ministro Johanna Sigurdardottir ha anche escluso una sua partecipazione al voto e ha definito "privo di alcun senso" lo scrutinio. "Resteremo uniti in questi tempi difficili", ha dichiarato ai giornalisti, sottolineando che il governo intende rimanere in carica per risolvere il contenzioso con Londra e l'Aia sui risarcimenti ai clienti britannici e olandesi della banca Icesave. "Il governo ha tutto il potere necessario per risolvere questa vicenda ma lo deve fare in tempi rapidi", ha affermato al termine di un Consiglio dei ministri.





