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Brasile, «Passaporto falso»: due anni a Battisti
Due anni di pena, da scontare in semilibertà. Il tribunale di Rio ha chiuso il processo dove Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo, era imputato per l'uso di documenti falsi. Ma la condanna - arrivata ieri - per il «passaporto falso» con cui Battisti sbarcò nel 2004 nel Paese sudamericano non scioglie il rebus dell'estradizione la cui soluzione resta nelle mani del presidente Lula.
La condanna si inserisce in una delicatissima partita a scacchi in corso tra le due sponde dell'Atlantico. Forse solo una nuova mossa nell'intricato «affaire Battisti» che arriva a pochi giorni dalla visita a Brasilia del premier Silvio Berlusconi, visita rimasta a lungo in bilico e ieri confermata da fonti brasiliane, anche se non ancora ufficializzata.
«La sentenza permetterà l'estradizione automatica di Battisti» che può benissimo scontare la pena in Italia, sostiene Ricardo Vasconcelos, uno dei legali del team giuridico del governo italiano. Ma secondo Consultor Juridico, rivista giuridica indipendente brasiliana, Battisti potrebbe tornare in Italia solo dopo il compimento della pena, che prevede servizi per la comunità e una multa equivalente a un trentesimo del salario minimo nazionale.





