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SPETTACOLI
"Quello che prende gli schiaffi", favola per tempi difficili
Le favole sono molto importanti soprattutto nei momenti più difficili, divertono con la loro leggerezza ma fanno anche riflettere con il loro significato profondo. Per questo motivo la Compagnia Mauri-Sturno ha scelto una favola per celebrare, sui palcoscenici dei teatri italiani, i tre decenni del sodalizio artistico e umano dei due ‘capocomici’. ‘Quello che prende gli schiaffi’ è un libero adattamento di Glauco Mauri, che cura anche la regia, di un testo di Leonid Nikolaevic Andreev, un autore e intellettuale che fu tra i protagonisti dei primi anni del secolo scorso in Russia. Le sue opere ebbero così successo da farne un vero e proprio caso letterario mentre il suo stile "espressionista" lo colloca accanto a scrittori di lingua tedesca come Kafka e Kubin. Molti suoi drammi e romanzi furono tradotti in italiano da Piero Gobetti mentre grandi attori come Ermete Zacconi, le sorelle Gramatica, Ruggero Ruggeri, Valeria Moriconi ed Enrico Maria Salerno portarono in scena i suoi lavori. Andreev accolse con entusiasmo la rivoluzione del 1917 ma due anni dopo, prima di morire, lanciò un accorato appello al mondo affinché salvasse la Russia dal ‘caos e dalla tenebra’ del bolscevismo. ‘Quello che prende gli schiaffi’ (He who gets slapped) è anche un film muto del 1924 diretto da Victor Sjostrom e interpretato da Lon Chaney.
Dice Mauri: "La mia libera versione del testo è motivata dalla necessità di mettere in maggior evidenza il comico e il tragico, attualmente sempre più protagonisti della nostra società. ‘Quello che prende gli schiaffi’ offre la possibilità di uno spettacolo con tutti i colori di quel caleidoscopio che è la vita: dramma e farsa, risate e lacrime. Undici attori sulla scena raccontano di un uomo che vuole fuggire dalla realtà nella quale vive e dove dominano l’egoismo, l’indifferenza, il denaro che può comprare anche i sentimenti più puri". E allora quest’uomo dimenticherà il suo vero nome, si chiamerà ‘Quello che prende gli schiaffi’ e diventerà un clown con una vita nuova che gli consentirà di gridare la sua ribellione e di ridere delle sue sofferenze. Un colpo di scena porrà fine al suo sogno ma ci lascerà la speranza che ci siano ancora uomini come lui che credono in cose alla quali non crediamo più, alla costruzione di un mondo migliore.
L’uomo che diventa clown è interpretato da un convincente Roberto Sturno mentre Glauco Mauri è un saggio e accogliente Papa Briquet, il presentatore e direttore del circo. Bravissimi tutti gli altri interpreti, soprattutto giovani attori e musicisti, tra i quali segnaliamo Lucia Nicolini, la ballerina Leda; David Paryla, Manuel l’acrobata; Mauro Mandolini, il barone Regnard. Veramente favolosi i costumi di Odette Nicoletti, splendide le luci di Gianni Grasso, sognanti le musiche di Germano Mazzocchetti, funzionali le scene di Mauro Carosi. In scena al Teatro Argentina di Roma fino all’11 dicembre. Dopo le feste di nuovo in tournée per ‘le città dei teatri’ in Italia.
Segnaliamo anche che lunedì 5 dicembre alle ore 21, sempre all’Argentina e su un palcoscenico montato in platea, nell’ambito del progetto ‘Serate d’onore’, Glauco Mauri proporrà ‘L’ultimo nastro di Krapp’ di Samuel Beckett (ingresso libero).





