Rina Gagliardi Siamo perciò giunti ad una, anzi a due conclusioni che non hanno nulla né di settario né di polemico: il Partito Democratico non esiste - non è mai esistito, è un'illusione ottica. Bisognerebbe dunque che qualcuno si dedicasse al delicato e difficile compito di farlo nascere. Nell'interesse della democrazia italiana che, da una tale assenza, resta dimidiata, azzoppata, sempre più ammalata. Vogliamo elencare, pur sommariamente, i molteplici fattori di questa non esistenza? Primo: una lancinante divisione "verticale", tra componenti storiche (gli eredi del Pci-Pds-Ds, quelli della Dc, quelli di un più indefinito schieramento progressista), culture politiche (laiche e clericali, socialdemocratiche e moderate, tutte comunque "post") e protagonisti, ivi compreso l'eterno duello che oppone Veltroni e D'Alema fin dai tempi della Fgci, accompagnata da un'ancor più lancinante divisione "orizzontale" tra centro e periferia, tra Roma e "cacicchi", tra Nord e Sud. Insomma, in alto domina una sorta di feudalizzazione, di neo-correntismo che fa impallidire tutti i precedenti storici democristiani e socialisti. In basso (si fa per dire) arrivano sia i contraccolpi della geografia nazionale sia i colpi di autonomismi, peculiarità e poteri "locali". Tanto che parti significative del Pd del Nord, e due sindaci importanti come Chiamparino e Cacciari chiedono, né più né meno, un partito proprio, del tutto autonomo da quello nazionale. Secondo: da Nord a Sud, torna ad affacciarsi la "questione morale", che va perfino al di là degli scandali che si moltiplicano e delle inchieste della magistratura. E' "l'impoverimento morale della politica", come ha detto Napolitano, è la crisi profonda di un ceto, quello del centrosinistra, che amministra a tutt'oggi la gran parte degli enti locali, comuni, province e regioni. La Campania è il caso più esplosivo, ma non è l'unico - ed ora Antonio Bassolino rischia di essere l'unico capro espiatorio, quello che, magari per colpe e responsabilità proprie, paga per tutti. Terzo: l'irrisolto tema della collocazione internazionale. Un po' nel Pse, un po' nei centristi, un po' in mezzo, mentre ci si esercita in curiose alchimie che consentano una soluzione che sancisca una specie di "discordia concordata". Quarto e non ultimo: l'immensa difficoltà a fare il mestiere di opposizione politica, che l'elettorato italiano, nella sua insindacabile sovranità, avrebbe per la verità consegnato al Pd nello scorso aprile. A parte il carattere umbratile del "governo ombra", a parte le oscillazioni da mal di mare tra volontà bipartisan e insulti al governo, a parte il ruolo abnorme delle questioni televisive, caso Villari docet, il Pd sembra vivere nell'iperuranio. Non ha appoggiato ieri il movimento della scuola, non appoggia domani lo sciopero generale della Cgil, resta cioè lontano dall'opposizione sociale che c'è e dai suoi protagonisti, e spesso e volentieri la osteggia. Non affronta quindi in concreto né le questioni del lavoro né quelle dell'economia, né quelle della conoscenza, né, tantomeno, quelle dell'ambiente. In breve: l'opposizione al governo Berlusconi si limita ad occasionali battute quotidiane, e lì si ferma. Intanto, come dicevamo, la destra governa, macina ipotesi, per lo più devastanti, costruisce il suo regime… Davvero, milioni di elettori e di cittadini si meriterebbero almeno un Partito, come il Dio di Sant'Anselmo d'Aosta, dotato dell'attributo dell'esistenza.
05/12/2008 |