Angela Mauro Il dialogo c'è, il baratro per il momento è schivato, il vero nodo - quello di respiro più immediato - restano le europee del 2009. Giovedì prossimo Rifondazione entrerà nel vivo del percorso congressuale avviato dopo la sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile. A Chianciano si lavorerà alla tessitura dei rapporti tra le cinque mozioni congressuali per definire quella «proposta di ricomposizione unitaria» che il documento Vendola si è fatto carico di avanzare, forte della maggioranza relativa dei consensi nel partito. A conti fatti sull'ormai semi-totalità dei congressi di circolo (45mila iscritti), la mozione 2 ha ottenuto 20.797 voti, pari al 47,57%. Lo annuncia una nota dei vendoliani, secondo cui la mozione 1, che fa capo all'ex ministro Paolo Ferrero, ha ottenuto il 40,13% (17.542 voti). La 3 si attesta al 7,57% (3.310 voti), la 4 al 3,18% (1.390 voti) e la 5 all'1,51% (660 voti). Cifre alle quali, scandisce Francesco Ferrara del documento 2, «andrebbero sommati i circa 542 voti per la mozione 2 che sono stati annullati senza motivo reale, facendo valere il principio di maggioranza dalla Commissione congressuale (mentre il "verdetto" su altri 150 è ancora pendente) e i 142 voti che sono stati cancellati "in anticipo" impedendo agli iscritti di votare». Ad ogni modo, dice Ferrara, è un «risultato che ci assegna una precisa responsabilità: quella di avanzare una proposta politica tale da consentire a Rifondazione di ricomporre la propria unità e di recuperare un ruolo centrale nel processo di ricostruzione della Sinistra in Italia». Da dove comincia l'unità? Smentito dai diretti interessati il cosiddetto "patto di Andria" siglato, secondo quanto riportava un quotidiano due giorni fa, da Nichi Vendola e Claudio Grassi, resta che tra l'area Essere Comunisti della mozione 1 e i vendoliani un dialogo c'è. Evidenti da giorni i toni più morbidi del leader di Essere Comunisti, esplicita la sua convinzione che «fare coalizioni contro qualcuno sarebbe un delirio». Come dire: è esclusa un'alleanza tra documenti congressuali per bloccare la linea vendoliana di «costituente della sinistra», che peraltro per tutti gli "avversari" di Vendola - compreso lo stesso Grassi - è uscita sconfitta dal congresso in quanto non ha la maggioranza assoluta. I tempi stringono, la batosta elettorale morde ancora ed è indiscutibile che prima di pensare al progetto politico di lungo raggio, vanno calibrati i passi da fare nell'immediato. Grassi stesso indica al congresso la necessità di "volare basso" e uscire da Chianciano con un documento politico che individui il ruolo di Rifondazione nel prossimo anno. «Su questo penso per potremo trovare un'intesa», spiega. Scontato che il primo nodo da sbrogliare sono le europee del 2009. Grassi e tutta la mozione 1 chiedono che il partito si presenti all'appuntamento con il proprio simbolo. Sembrerebbe un'opzione condivisibile anche per la 2, ma il punto è trovare una soluzione che possa coinvolgere anche Sinistra Democratica e Verdi, partners della defunta Sinistra Arcobaleno che se "abbandonati" dal Prc potrebbero facilmente confluire nel Pd. Roba "scottante" e difficile da trattare nel lavoro di tessitura tra le mozioni: la 1 e le sue anime, la tre di Giannini e Pegolo più interessata al dialogo con il Pdci e le altre due, la 4 e la 5, di minore peso congressuale ma pur sempre con le loro posizioni politiche "alternative" agli altri documenti. «Non abbiamo mai pensato che una vittoria congressuale potesse autorizzare chicchessia a imporre le proprie scelte e la propria linea politica - evidenzia Ferrara - Il Partito della Rifondazione Comunista non è della mozione che prende più voti: è di tutte le iscritte e di tutti gli iscritti. Qualsiasi progetto deve essere sottoposto al confronto e al dibattito con la massima apertura e disponibilità, alla ricerca imprescindibile di un consenso e di una condivisione che devono essere quanto più ampi possibile». Ma, conclude, «è evidente che il punto di partenza di questo confronto non può essere la cancellazione del progetto politico che, rispetto agli altri messi in campo, ha ottenuto la maggioranza di consensi nella base. Questo sarebbe infatti un procedimento inverso rispetto al metodo, che per noi resta l'unico accettabile, della ricerca di un consenso largamente partecipato».
20/07/2008 |